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Brasile 2026: è ancora Lula contro Bolsonaro (ma stavolta è Flávio)

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di: redazione
29/7/2026
Brasile 2026: è ancora Lula contro Bolsonaro (ma stavolta è Flávio)
Brasile 2026: è ancora Lula contro Bolsonaro (ma stavolta è Flávio)

Le elezioni presidenziali del 4 ottobre in Brasile riproporranno la sfida che ha segnato il Paese negli ultimi anni: Lula contro Bolsonaro. Quest’ultimo non sarà però Jair, sconfitto nel 2022 e oggi fuori dalla competizione, ma suo figlio Flávio, senatore di 45 anni e candidato ufficiale del Partito liberale, da cui ha appena ricevuto l’investitura (Cnn Brasil). Il cognome è lo stesso, così come lo scontro tra sinistra e destra radicale, ma il nuovo candidato deve ancora dimostrare di poter ereditare l’intera coalizione costruita dal padre.

Per ora Luiz Inácio Lula da Silva parte avanti. Secondo Datafolha, il presidente uscente otterrebbe il 48% in un eventuale ballottaggio, contro il 43% di Flávio Bolsonaro; al primo turno il distacco sarebbe di otto punti, 40 contro 32. Un secondo sondaggio, realizzato da Nexus per BTG Pactual, mantiene il distacco, assegnando a Lula il 47% al secondo turno e a Bolsonaro il 43%, mentre al primo i due sarebbero rispettivamente al 42 e al 33%. Gli altri candidati rimangono molto distanti e, al momento, nessuno sembra in grado di contendere ai due favoriti l’accesso al ballottaggio (Folha de S. Paulo).

Perché Flávio Bolsonaro si candida al posto del padre?

Flávio Bolsonaro è stato formalmente designato candidato durante la convention del Partito liberale a San Paolo, il 25 luglio. La scelta rappresenta una dichiarazione di continuità con Jair: durante l’evento, l’ex presidente è apparso in un video realizzato con l’intelligenza artificiale, mentre il figlio ha promesso di difenderne l’eredità politica e ha descritto la campagna come una battaglia contro Lula e il Partito dei lavoratori (El País). 

Jair Bolsonaro non può candidarsi: è stato condannato a 27 anni di carcere per aver organizzato un tentativo di colpo di Stato con l’obiettivo di restare al potere dopo la sconfitta elettorale del 2022 (Bbc). Sta scontando la pena agli arresti domiciliari per ragioni di salute ed era già stato dichiarato ineleggibile per aver diffuso accuse prive di fondamento contro il sistema di voto elettronico brasiliano.

Il passaggio di testimone, tuttavia, non è stato lineare. Flávio non ha ancora trovato un candidato alla vicepresidenza e non dispone del sostegno dei partiti centristi che avevano aiutato il padre. La senatrice ed ex ministra dell’Agricoltura Tereza Cristina ha rifiutato di affiancarlo, mentre diversi esponenti di primo piano del centrodestra hanno preferito non partecipare alla convention (Ap).

Quali sono le divisioni nella famiglia Bolsonaro?

Una delle assenze più evidenti alla convention è stata quella di Michelle Bolsonaro, moglie di Jair e figura influente tra gli elettori evangelici. L’ex first lady aveva accusato pubblicamente il figliastro di averla trattata male e di considerare superfluo il suo sostegno (Bloomberg). Dopo una prima risposta che aveva aggravato la polemica, Flávio si è scusato; Michelle ha accettato le scuse e benedetto la candidatura, senza però chiarire quale ruolo avrà nella campagna.

Il candidato deve affrontare anche il caso Banco Master (El País). Flávio ha ammesso di aver chiesto milioni di dollari al banchiere Daniel Vorcaro per finanziare un film sulla vita del padre. La magistratura ha autorizzato un’indagine sui movimenti di denaro e la polizia federale potrebbe incriminarlo durante la campagna. La vicenda, insieme ai contrasti familiari e alle difficoltà nel costruire alleanze, ha frenato il tentativo di Flávio Bolsonaro di presentarsi come una versione più moderata 

Chi sostiene Flávio Bolsonaro all’estero?

Alla convention di San Paolo, il principale ospite internazionale era il presidente argentino Javier Milei. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inviato un videomessaggio di sostegno, mentre Flávio punta a ottenere altri appoggi dall’amministrazione di Donald Trump, dopo essersi recato più volte a Washington nei mesi scorsi, ricorda El País.

Il sostegno statunitense è già diventato uno dei temi della campagna. Le autorità brasiliane hanno negato il visto a due funzionari del Dipartimento di Stato che avrebbero dovuto incontrare Flávio e discutere con le autorità elettorali della sicurezza del voto, come racconta il New York Times

Brasilia temeva che la missione potesse alimentare dubbi infondati sulle urne elettroniche, considerate dagli osservatori internazionali tra le più sicure al mondo. Trump aveva già cercato di fare pressione sul Brasile durante il processo a Jair Bolsonaro attraverso dazi e sanzioni, senza riuscire a fermarne la condanna. Dopo la recente applicazione di dazi a 60 partner commerciali da parte degli Usa, il Brasile risulta tra i Paesi più colpiti (Ft+).

Perché è scoppiata la crisi tra Milei e Lula?

Da parte sua, invece, l’’argentino Milei non si è limitato a sostenere Flávio. Dal palco della convention ha definito Lula un “ladro”, un “carcerato” e una “spazzatura socialista”, sostenendo che Bolsonaro sia l’unico candidato in grado di fermarlo (Bbc). Milei ha inoltre attaccato il giudice Alexandre de Moraes, che aveva presieduto il processo contro Jair e gli aveva negato il permesso di incontrarlo (Repubblica★).

Il Brasile ha risposto richiamando per consultazioni il proprio ambasciatore a Buenos Aires. La polemica ha portato i rapporti tra i due Paesi a uno dei punti più bassi degli ultimi anni, nonostante Brasile e Argentina siano i rispettivi principali partner commerciali. La contrapposizione personale tra Milei e Lula si inserisce inoltre in un progetto più ampio: la costruzione di un fronte di governi latinoamericani pro-Trump e contrari al presidente brasiliano.

Lula è ancora il punto di riferimento della sinistra brasiliana?

A 80 anni, Lula si prepara a chiedere un nuovo mandato. Il Partito dei lavoratori dovrebbe confermare la sua candidatura domenica 2 agosto e il voto brasiliano viene descritto come il principale test elettorale dell’anno per la sinistra latinoamericana, in una regione nella quale la destra ha guadagnato terreno, come abbiamo ripercorso sul nostro blog

Anche il presidente in carica, però, porta con sé anche il peso della propria storia giudiziaria. Lula trascorse un periodo in carcere per condanne legate alla corruzione, successivamente annullate, prima di tornare candidato e vincere le elezioni del 2022. I suoi sostenitori e alcuni dirigenti argentini avevano denunciato quei procedimenti come un caso di uso strumentale della giustizia.

E adesso?

La campagna ufficiale inizierà a metà agosto. Lula dispone oggi di un vantaggio limitato ma costante, mentre Flávio ha consolidato il ruolo di principale avversario senza aver ancora risolto i problemi giudiziari, familiari e di alleanze. Entrambi, tuttavia, presentano inoltre livelli elevati di rifiuto: il 48% degli elettori afferma che non voterebbe mai Flávio, contro il 46% che esclude Lula (O Globo).

Insomma, il remake del 2022 è già definito nei protagonisti e nella polarizzazione. Questa volta Jair Bolsonaro seguirà la sfida dagli arresti domiciliari, mentre il figlio dovrà dimostrare di saper trasformare un’eredità familiare e internazionale in una coalizione capace di contendere la presidenza a Lula.

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