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Tra disinformazione e interferenze, i rischi nelle urne delle elezioni di midterm

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Gabriele
 
Rosana
di: redazione
29/10/2026
Tra disinformazione e interferenze, i rischi nelle urne delle elezioni di midterm
Tra disinformazione e interferenze, i rischi nelle urne delle elezioni di midterm

Il 3 novembre gli americani voteranno per rinnovare la Camera dei rappresentanti e parte del Senato, decidendo se lasciare ai repubblicani il controllo del Congresso o consegnare almeno uno dei due rami ai democratici, di fatto limitando il dominio dell’agenda trumpiana su Capitol Hill. A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato (midterm), le autorità elettorali si stanno preparando a possibili interferenze nel processo di voto, mentre sui social network circolano campagne di disinformazione sempre più sofisticate grazie all'intelligenza artificiale. 

Alle operazioni attribuite ad attori stranieri si aggiungono le iniziative dell'amministrazione di Donald Trump, che da mesi tenta di espandere il ruolo del governo federale nella gestione delle elezioni, tradizionalmente affidata ai singoli Stati. Uno special report di Reuters, che ha sentito una cinquantina tra funzionari elettorali, esperti e giuristi, ha mappato diversi scenari di interferenza prima e dopo il voto. 

Le ingerenze straniere e il ruolo dell'AI

Le campagne per influenzare le elezioni americane dall'estero sono documentate da almeno un decennio. Russia, Iran e Cina hanno utilizzato attacchi informatici, account falsi e operazioni di propaganda per intervenire nel dibattito politico statunitense. L'intelligenza artificiale sta cambiando soprattutto la scala e i costi di queste attività: oggi è possibile produrre rapidamente grandi quantità di contenuti, tradurli in più lingue e adattarli alle sensibilità di gruppi specifici di elettori. In passato, errori di traduzione o riferimenti culturali poco credibili avevano contribuito a smascherare alcune operazioni russe e iraniane. Con gli strumenti di AI, anche questi indizi diventano meno frequenti (Foreign Policy).

Alcuni casi sono già emersi durante la campagna elettorale. Negli Stati di Ohio e Texas - roccaforti trumpiane che, nelle corse per il Senato, potrebbero diventare contendibili il 3 novembre - sono circolati video falsi contro i due candidati democratici, rispettivamente Sherrod Brown e James Talarico. I filmati utilizzavano nomi e immagini di persone realmente esistenti per attribuire loro dichiarazioni inventate. Secondo gli esperti consultati dall'Associated Press, i video presentano caratteristiche simili a quelle delle operazioni condotte da Storm-1516, una rete russa che aveva diffuso disinformazione anche durante le presidenziali del 2024. Non si tratta di un'attribuzione definitiva, ma i materiali sono stati giudicati compatibili con precedenti campagne russe. Il social media X ha rimosso i post originali e sospeso gli account che li avevano pubblicati, senza tuttavia riuscire a impedire che le copie continuassero a circolare.

Non sono soltanto i video falsificati a preoccupare gli esperti. Un'inchiesta del New York Times rileva che queste sono le prime elezioni americane in cui l'intelligenza artificiale è integrata in modo esteso nelle principali piattaforme digitali, dai risultati delle ricerche online ai chatbot. Il problema riguarda anche le fonti da cui questi sistemi ricavano le informazioni. La società di cybersicurezza VisionHeight ha individuato una rete di 37 siti creati nello stesso giorno, apparentemente dedicati all'informazione locale, che contenevano materiali su candidati in varie competizioni per la Camera dei rappresentanti. I siti erano strutturati anche per essere facilmente consultati dai sistemi AI, che rischiano così di riproporre contenuti manipolati come risposte alle domande degli utenti.

A complicare la situazione c'è il ridimensionamento delle attività di moderazione su diverse piattaforme. Meta, YouTube e X hanno allentato alcune restrizioni sui contenuti politici o affidato una parte maggiore dei controlli a sistemi automatizzati e alle segnalazioni degli utenti. Il Guardian, ad esempio, ricostruisce come una falsa notizia sulla salute del democratico Talarico sia stata ripresa e modificata in diversi ambienti online, fino a trasformarsi, nei contenuti in spagnolo, in una falsa notizia su un tentativo di suicidio. Ogni nuova versione rendeva meno efficace la smentita precedente.

Nonostante questi episodi, gli esperti invitano a distinguere la diffusione della disinformazione dai suoi effetti effettivi sul voto. Matt Masterson, responsabile della sicurezza elettorale di Microsoft, ha spiegato a Foreign Policy di non aver osservato finora campagne AI capaci di incidere in modo significativo su questa tornata elettorale. Le midterm sono inoltre più difficili da colpire rispetto alle presidenziali, perché comprendono centinaia di competizioni distinte, con candidati e dinamiche locali differenti. Le amministrazioni elettorali e le aziende tecnologiche hanno anche sviluppato strumenti di difesa più avanzati rispetto al 2024.

Trump e i tentativi di aumentare il controllo sulle elezioni

Le interferenze straniere non sono, però, l'unica preoccupazione in vista dell'appuntamento con le urne. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump ha cercato di rafforzare il controllo federale sulle procedure di voto, chiedendo maggiori restrizioni per le schede inviate per posta, sollecitando l'accesso ai registri degli elettori e sostenendo la necessità di contrastare presunti brogli.

La questione ha un antefatto preciso. Da anni Trump contesta i risultati elettorali a lui sfavorevoli e denuncia frodi senza, tuttavia, riuscire a dimostrarle in tribunale. Dopo la sconfitta del 2020 contro Joe Biden, Trump chiese al segretario di Stato della Georgia, il repubblicano Brad Raffensperger, di trovare gli 11.780 voti necessari a ribaltare il risultato nello Stato. Le accuse infondate di elezioni rubate contribuirono ad alimentare il movimento di rivolta che, il 6 gennaio 2021, assaltò Capitol Hill per impedire la certificazione della vittoria di Biden. 

Nel suo special report, Reuters ha ricostruito come una parte di quelle dinamiche potrebbe ripresentarsi alle midterm, individuando nove possibili scenari. Il primo riguarda nuove accuse di brogli o manipolazioni dei macchinari elettorali, che potrebbero essere utilizzate per contestare i risultati. Un altro è che Trump o i suoi collaboratori esercitino pressioni sui funzionari responsabili della certificazione del voto, chiedendo di ritardarla o respingerla. Le preoccupazioni sono accresciute dalla presenza, in diversi Stati, di funzionari che hanno sostenuto le false accuse di frode relative al 2020.

La strategia dell'amministrazione si sta già traducendo in iniziative giudiziarie. In Alaska, il dipartimento della Giustizia ha chiesto di bloccare la certificazione delle elezioni per il Senato qualora vincesse la democratica Mary Peltola con uno scarto inferiore ai voti ottenuti da un candidato omonimo del senatore repubblicano uscente, Daniel J. Sullivan. In California, l'amministrazione ha cercato di impedire il conteggio delle schede di 20 mila elettori ritenuti non cittadini americani, ma un tribunale d'appello ha respinto la richiesta. Un caso analogo si è verificato in Nevada: dopo aver inizialmente segnalato fino a 16 mila presunti elettori stranieri, il governo federale ha ridotto il numero a 185. Le verifiche statali hanno accertato che erano, infatti, tutti cittadini americani (Popular Information).

L'inchiesta prende in esame anche la possibilità di sequestri federali di schede o macchinari elettorali. Un precedente esiste già: a gennaio, l'Fbi ha perquisito gli uffici elettorali della contea di Fulton, in Georgia, sequestrando documenti relativi alle elezioni del 2020. Secondo alcuni funzionari, operazioni analoghe durante il conteggio potrebbero interrompere le procedure e ritardare la certificazione. Il dipartimento della Giustizia ha difeso la legittimità dell'intervento in Georgia, autorizzato da un giudice.

Un'altra questione riguarda gli osservatori federali. Il dipartimento della Giustizia prevede di inviarne mille ai seggi, contro i 590 impiegati nel 2024. Il loro utilizzo è una pratica consolidata, ma alcuni temono che possano oltrepassare i compiti ordinari di vigilanza. Reuters cita il caso del Wyoming, dove durante le primarie di agosto osservatori federali avevano chiesto di interrogare elettori e ispezionare macchinari, incontrando il rifiuto delle autorità locali.

Gli scenari più estremi comprendono la presenza di agenti dell'immigrazione della controversa Ice nelle vicinanze dei seggi, il dispiegamento di militari, una dichiarazione di emergenza nazionale per presunte irregolarità e procedimenti penali contro funzionari elettorali. Reuters considera anche la possibilità che la maggioranza repubblicana tenti di ritardare l'insediamento di parlamentari democratici eletti in competizioni contestate. In una Camera con pochi seggi di differenza tra i partiti, anche ritardi temporanei potrebbero avere conseguenze sulla formazione della nuova maggioranza.

Non tutti questi scenari hanno la stessa probabilità di verificarsi e molti incontrerebbero ostacoli costituzionali e giudiziari, spiega ancora Reuters. La gestione delle elezioni spetta principalmente agli Stati e diversi tentativi dell'amministrazione di intervenire sulle procedure di voto sono già stati bloccati dai tribunali. La Casa Bianca sostiene che le proprie iniziative servano a garantire la regolarità delle elezioni. Gli esperti ritengono, comunque, che una successione di indagini, ricorsi e contestazioni possa bastare a creare incertezza sui risultati, anche senza modificare materialmente i voti espressi.

Un milione per denunciare brogli, 5.000 dollari se vincono i repubblicani

Negli ultimi mesi, Trump ha affiancato alle offensive istituzionali anche due promesse economiche legate alle elezioni. Una settimana prima dell’Election Day delle midterm, il presidente ha annunciato una ricompensa di un milione di dollari per chi segnalerà frodi elettorali, relative anche al passato, purché le informazioni portino all'arresto e alla condanna dei responsabili (Reuters).

La seconda promessa risale, invece, a un mese prima: a settembre, Trump ha annunciato che, se i repubblicani manterranno la maggioranza in entrambe le Camere, ogni cittadino americano adulto riceverà un assegno di 5.000 dollari, ribattezzato Trump dividend. Il presidente ha presentato il pagamento come una redistribuzione dei benefici della crescita economica, mentre il vicepresidente JD Vance ha indicato nei dazi una possibile fonte di finanziamento.

I conti, tuttavia, non tornano. Come ha ricostruito Pbs, distribuire 5.000 dollari ai circa 245 milioni di cittadini adulti americani costerebbe 1.200 miliardi di dollari. Secondo l'economista Erica York della Tax Foundation, una cifra simile assorbirebbe quasi tutte le entrate previste dai nuovi dazi nell'arco di dieci anni. Non è chiaro neppure chi avrebbe diritto agli assegni: Trump ha parlato di tutti i cittadini maggiorenni, mentre Vance ha fatto riferimento alla classe media e ai lavoratori.

La proposta dovrebbe inoltre essere approvata dal Congresso e avrebbe conseguenze sui conti pubblici. Kenneth Rogoff, economista di Harvard ed ex capo economista del Fondo monetario internazionale, ha avvertito che una spesa di queste dimensioni aggraverebbe il deficit statunitense e aumenterebbe il rischio di una crisi del debito, oltre alle possibili pressioni inflazionistiche. Né i precedenti sono incoraggianti. Trump aveva già promesso assegni finanziati dai risparmi del Doge, il programma di efficientamento della spesa federale, e dividendi da 2.000 dollari alimentati dalle entrate tariffarie, ma nessuno dei due progetti si è concretizzato.

Resta la questione della legittimità della promessa, esplicitamente subordinata alla vittoria repubblicana. Gli esperti di diritto elettorale consultati da PBS ritengono che, per quanto controversa, sia probabilmente protetta dal Primo Emendamento della Costituzione americana, che tutela la libertà di espressione politica. La giurisprudenza distingue, infatti, le promesse economiche rivolte alla generalità degli elettori dalla compravendita illegale di singoli voti. Il problema principale, secondo gli esperti, rimane quindi la fattibilità del piano e l'utilizzo di un beneficio economico promesso ai cittadini come argomento della campagna elettorale.

Cosa può succedere dopo il voto

La maggior parte delle ipotesi esaminate da Reuters riguarda situazioni che potrebbero verificarsi durante il conteggio o nelle settimane successive. In caso di risultati molto ravvicinati, contestazioni giudiziarie e ritardi nella certificazione potrebbero diventare particolarmente rilevanti. Il nuovo Congresso dovrà insediarsi il 3 gennaio, e seggi ancora vacanti potrebbero incidere temporaneamente sugli equilibri parlamentari.

Le autorità elettorali intervistate da Reuters si dicono generalmente fiduciose nella tenuta delle procedure e delle garanzie previste dalla legge. Ma per molte di loro preparare le elezioni del 2026 significa anche considerare un'eventualità che in passato non rientrava nella pianificazione ordinaria: dover difendere il processo elettorale da possibili interventi dello stesso governo federale.

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