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‍“TACO Trump” e il bazooka a salve dell’Unione europea‍

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di: redazione
22/1/2026
‍“TACO Trump” e il bazooka a salve dell’Unione europea‍‍“TACO Trump” e il bazooka a salve dell’Unione europea‍

Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump è stato ribattezzato “TACO”, cioè Trump Always Chickens Out, per via della predisposizione a tornare spesso indietro sui suoi passi, dopo aver minacciato grandi conseguenze per chi non ne asseconda i desideri (Cnn). L’ennesima giravolta è avvenuta al World Economic Forum di Davos, dove l’inquilino della Casa Bianca ha dapprima escluso apertamente, per la prima volta, il ricorso alla forza militare per conquistare la Groenlandia e poi annunciato a sorpresa un’intesa quadro con il segretario generale della Nato Mark Rutte per una gestione futura e un po’ più condivisa della Groenlandia, il territorio semi-autonomo dell’Artico che fa parte del Regno di Danimarca. In seguito all’improvvisa schiarita, Trump ha ritirato le minacce di dazi del 10% a partire dal 1° febbraio nei confronti di quei Paesi europei (Danimarca, Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi e Finlandia) che avevano inviato a metà gennaio dei piccoli contingenti in Groenlandia, parte di un’esercitazione congiunta (Politico).

La carta della deterrenza

Al netto dell’erratica personalità di Trump, il passo indietro non è una coincidenza. Mentre il premier canadese Mark Carney - con un discorso diventato già a suo modo iconico (Guardian) - rivolge un appello alle medie potenze di fare fronte comune, nel caso concreto della Groenlandia la deterrenza europea sembra aver funzionato, scrive David Carretta su La Matinale Européenne. “Tutte le opzioni sono sul tavolo” per rispondere alle minacce di Washington, è stata la linea ripetuta per giorni da Bruxelles. L’arsenale è ricco, e sebbene non attivato si conferma strategico nella gestione di relazioni transatlantiche che diventano imprevedibili. Trump può aver premuto “pausa” sulle rivendicazioni della Groenlandia, ma a Davos è tornato a prendere di mira le regole dell’Ue in materia digitale e climatica. E l’Ue sa di avere gli strumenti sul tavolo per reagire a eventuali nuove bordate. Per il momento, ad esempio, il Parlamento europeo ha sospeso l’esame dei due regolamenti che avrebbero azzerato i dazi su un ampio ventaglio di importazioni dagli Stati Uniti, dalla manifattura all’agroalimentare, parte dell’intesa commerciale pattuita l’estate scorsa (SkyTg24).

Cos’è lo strumento anti-coercizione?

Il sistema di deterrenza dell’Ue fa perno su uno strumento mai utilizzato prima d’ora che spesso è descritto come l’opzione nucleare a disposizione dell’Unione per rispondere a indebite pressioni economiche esercitate da Paesi terzi per ottenere risultati politici. Si chiama, non a caso, strumento anti-coercizione. Entrato in vigore il 27 dicembre 2023, definisce coercizione economica una situazione in cui un Paese terzo applica o minaccia di applicare misure che incidono su commercio o investimenti allo scopo di ottenere, impedire o modificare una decisione politica sovrana dell’Unione o di uno Stato membro. Si tratta di una definizione ampia, che non si limita ai dazi: possono rientrarvi restrizioni informali, ritardi amministrativi, boicottaggi mirati o l’uso selettivo di controlli e licenze.

La genesi: lo scontro tra Cina e Lituania

L’idea dello strumento anti-coercizione prende forma nel 2021, in un contesto di crescente utilizzo del commercio per esercitare pressioni indebite. Il caso che più di altri accelera il processo è quello tra Cina e Lituania (France24). Dopo l’apertura a Vilnius di un ufficio di rappresentanza di Taiwan (l’isola autonoma che la Repubblica popolare considera parte del proprio territorio), Pechino reagì con una serie di misure commerciali informali ma efficaci, colpendo non solo la Lituania ma anche imprese di altri Paesi Ue integrate nelle sue catene del valore. Quel caso mise in luce un limite strutturale dell’architettura europea: l’Ue dispone di strumenti di difesa commerciale tradizionali, ma non di un meccanismo pensato specificamente per rispondere a pressioni politiche esercitate tramite il commercio. Presto ribattezzato “bazooka” per il suo potenziale esplosivo, lo strumento anti-coercizione nasce per colmare questo vuoto, ed è concepito come strumento orizzontale, applicabile a qualsiasi Paese terzo e a qualsiasi settore.

Come funziona?

“L’obiettivo principale è la deterrenza. Lo strumento avrà il massimo successo proprio se non ci sarà bisogno di utilizzarlo”, conferma la Commissione europea nella pagina dedicata al meccanismo. In breve, la procedura prevede: 

  • Una fase di esame di quattro mesi circa, con la Commissione che - su iniziativa propria o istanza di uno Stato membro o di altri soggetti interessati - valuta se una determinata misura di un Paese terzo possa configurare coercizione economica. 
  • Se la Commissione conclude che vi è coercizione, presenta una proposta al Consiglio, che deve pronunciarsi a maggioranza qualificata indicativamente tra le 8 e le 10 settimane. 
  • Accertata la coercizione, l’Ue chiede formalmente al Paese terzo di cessare le misure e avvia una fase di dialogo. 
  • Solo se il negoziato fallisce, la Commissione può adottare contromisure “proporzionate, temporanee e mirate a indurre la cessazione della coercizione”.

Quali misure prevede il “bazooka”?

L’elemento che rende lo strumento anti-coercizione particolarmente rilevante è l’ampiezza del ventaglio di misure disponibili (Euronews). Oltre all’applicazione di dazi in rappresaglia, il regolamento consente di limitare:

  • importazioni ed esportazioni di beni e servizi;
  • accesso al mercato Ue per investimenti diretti esteri;
  • partecipazione delle aziende del Paese terzo agli appalti pubblici nell’Unione;
  • accesso ai mercati finanziari europei;
  • diritti di proprietà intellettuale, inclusa la possibilità di sospenderne in parte la tutela;
  • licenze, autorizzazioni e certificazioni commerciali.

In sostanza, consente di limitare o sospendere l’accesso al mercato unico, che rappresenta la principale leva economica dell’Unione europea.

Perché l’attivazione resta lontana?

La procedura per applicarlo non è troppo onerosa. Non serve l’unanimità, ma basta la maggioranza qualificata nel Consiglio dell’Ue, l’organo che rappresenta i governi: almeno 15 Stati, cioè, in rappresentanza del 65% della popolazione dell’Unione. Come già un anno fa, al tempo del braccio di ferro sui dazi su tutto l’export europeo, la Francia ha chiesto anche durante la crisi relativa alla Groenlandia l’attivazione dello strumento. Stati come Germania e Italia restano più cauti, per il timore delle ricadute economiche e di un’escalation con Washington.

A preoccupare sono i costi sistemici. Colpire l’accesso al mercato europeo per imprese statunitensi significherebbe accettare conseguenze anche per aziende e consumatori europei, in un momento di forte instabilità geopolitica e con la guerra in Ucraina ancora in corso.

E poi c’è l’assenza di precedenti. Il “bazooka” è uno strumento nuovo, mai testato. La mancanza di esperienza concreta rende molti governi riluttanti a fare da apripista, rafforzando la tendenza a considerarlo più come minaccia che come opzione operativa (Nyt).

La potenza è nulla senza il controllo

Lo strumento anti-coercizione rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione della politica commerciale europea: per la prima volta, l’Ue si è dotata di un meccanismo pensato esplicitamente per difendere le proprie scelte sovrane da pressioni economiche esterne. Il caso delle minacce statunitensi sulla Groenlandia dimostra, come detto, che il “bazooka” è stato concepito proprio per scenari di questo tipo.

Al tempo stesso, la difficoltà a utilizzarlo conferma che la sua efficacia dipende dalla volontà politica degli Stati membri di avventurarsi nell’ignoto. Finché questa volontà resterà incerta, lo strumento anti-coercizione continuerà a essere un’arma esibita più che utilizzata: centrale nel dibattito, ma ancora priva di un precedente. Insomma, un perfetto esempio di deterrenza.

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