Freccina a sinistra
Torna alla pagina del blog

Referendum sulla giustizia: guida al voto, posizioni e sondaggi

Unire i puntini
Logo Good Morning Italia
di 
 
di: redazione
11/3/2026
Referendum sulla giustizia: guida al voto, posizioni e sondaggiReferendum sulla giustizia: guida al voto, posizioni e sondaggi

Il 22 e il 23 marzo gli elettori italiani sono chiamati a esprimersi sul referendum costituzionale che riguarda la riforma della magistratura approvata dal Parlamento nel 2025 (Rainews). La consultazione servirà a confermare o respingere una legge costituzionale che modifica alcuni punti centrali dell’ordinamento giudiziario, in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Si vota domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Trattandosi di un referendum costituzionale confermativo non è previsto il quorum: il risultato sarà valido qualunque sia il numero dei votanti.

Che cosa cambierebbe

La riforma interviene su tre aspetti principali dell’organizzazione della magistratura:

  1. Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Oggi entrambe le figure appartengono allo stesso ordine della magistratura, anche se svolgono funzioni diverse: il giudice, terzo e imparziale, decide le cause ed emette le sentenze, mentre il pubblico ministero coordina le indagini e sostiene l’accusa nei processi penali. Con la riforma le due carriere diventerebbero completamente separate fin dall’inizio, con percorsi professionali distinti.
  2. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm), l’organo di autogoverno che decide su nomine, trasferimenti e valutazioni dei magistrati. Oggi il Csm è unico; la riforma prevede di dividerlo in due organi distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi resterebbero presieduti dal presidente della Repubblica.
  3. L’istituzione di una Alta corte disciplinare, un nuovo organismo che si occuperebbe dei procedimenti disciplinari contro i magistrati. Attualmente queste competenze sono affidate al Csm.

La riforma modifica anche il sistema di selezione dei membri del Csm. Attualmente è composto da 33 membri: tre membri ne fanno parte di diritto: il presidente della Repubblica, che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. 20 magistrati, i “membri togati”, sono eletti dai colleghi mentre 10 componenti, i “membri laici”, sono eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. Con la riforma, per i membri togati, che farebbero parte del Csm giudicante e di quello requirente, non ci sarebbero più elezioni, ma un sorteggio secco: i componenti sarebbero estratti casualmente tra tutti i magistrati con i requisiti di legge per ricoprire l’incarico. Anche per i membri laici la riforma prevede l’introduzione del sorteggio, ma “temperato”. Camera e Senato dovrebbero compilare un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, mediante elezione dal Parlamento in seduta comune. Una volta formato l’elenco di idonei, chi entrerà effettivamente nei due Csm sarà estratto a sorte. Anche se la politica non li eleggerebbe più, bisogna sottolineare che l’elenco dei candidati dovrà comunque essere deciso dal Parlamento, che potrà accordarsi sui nomi da includere e per questo si parla di sorteggio “temperato”.

L’Alta corte disciplinare sarebbe composta, invece, da 15 giudici. La selezione prevederebbe un mix di nomina presidenziale e sorteggio: tre verrebbero nominati dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio; tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, compilato mediante elezione dal Parlamento in seduta comune; anche per il sorteggio dei togati, sei magistrati giudicanti e tre requirenti, concorrerebbero solo i magistrati con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità.

Un dibattito che dura da anni

La riforma affronta temi che da decenni sono al centro del dibattito politico e istituzionale. In particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è una proposta sostenuta da tempo dal centrodestra, soprattutto dal fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi (Il Post), mentre gran parte della magistratura associata si è storicamente opposta (L’Espresso).

Negli ultimi anni la questione è tornata al centro del dibattito anche dopo il cosiddetto caso Palamara. Nel 2019 un’inchiesta della procura di Perugia e le intercettazioni emerse dall’indagine hanno rivelato trattative tra correnti della magistratura e contatti con esponenti politici nella gestione di alcune nomine al Csm, alimentando una crisi di fiducia nell’organo di autogoverno della magistratura (Corriere). L’ex magistrato, Luca Palamara, all’epoca dei fatti, era membro togato del Csm. 

Le ragioni del Sì

I sostenitori del Sì presentano la riforma come un intervento per rafforzare l’imparzialità del sistema giudiziario e aumentare la fiducia dei cittadini.

Il punto centrale è la separazione delle carriere. Nel processo penale il giudice deve essere terzo rispetto alle parti, cioè accusa e difesa. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura e condividono formazione e percorso professionale. Per i promotori della riforma questa vicinanza può indebolire, almeno sul piano della percezione, la distinzione tra chi accusa e chi giudica. Separare definitivamente le carriere servirebbe quindi a rendere più netta questa distinzione e ad avvicinare il sistema italiano a quello di altri Paesi occidentali.

Un secondo obiettivo riguarda il funzionamento del Csm. Negli ultimi anni l’organo di autogoverno della magistratura è stato al centro di polemiche legate al peso delle correnti interne. Secondo i sostenitori della riforma, dividere il Csm in due organi distinti e introdurre il sorteggio per scegliere parte dei componenti servirebbe proprio a ridurre queste dinamiche di potere e a limitare il correntismo.

Infine, la creazione di una Alta corte disciplinare viene presentata come uno strumento per rendere più credibile il sistema di responsabilità dei magistrati. Oggi i procedimenti disciplinari sono gestiti dal Csm, cioè da un organo composto in gran parte da magistrati. Affidarli a un organismo separato, secondo i promotori della riforma, rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nell’imparzialità dei controlli interni alla magistratura.

Le ragioni del No

Chi sostiene il No parte da una valutazione diversa. Secondo i contrari, la riforma interviene su equilibri istituzionali molto delicati senza affrontare i problemi più urgenti della giustizia italiana, come la durata dei processi, la carenza di personale nei tribunali e l’organizzazione degli uffici giudiziari.

La principale critica riguarda la separazione delle carriere. I contrari ricordano che oggi giudici e pubblici ministeri svolgono già funzioni diverse e che il passaggio da un ruolo all’altro è diventato molto raro, sotto all’1% (Pagella Politica). Mantenere le due figure nello stesso ordine della magistratura, secondo questa posizione, serve proprio a garantire l’indipendenza del pubblico ministero.

Il timore è che con due carriere separate possa aprirsi nel tempo la strada a ulteriori cambiamenti nel ruolo del pm. Oggi il pubblico ministero è un magistrato a tutti gli effetti e gode delle stesse garanzie di indipendenza del giudice. Se invece diventasse parte di un corpo separato, sostengono i critici della riforma, potrebbe essere più facile in futuro modificare il suo rapporto con il potere politico.

È quello che alcuni definiscono il rischio di “scivolamento” verso modelli in cui la procura è più vicina all’esecutivo. Un esempio spesso citato è quello della Francia, dove i pubblici ministeri fanno parte dell’autorità giudiziaria ma sono inseriti in una struttura gerarchica che fa capo al ministero della Giustizia. Il ministro non può intervenire nei singoli processi, ma può indicare linee generali di politica criminale (Pagella Politica). I contrari temono che separare le carriere in Italia possa rappresentare il primo passo verso un sistema simile, anche se la riforma in sé non prevede questa trasformazione.

Un’altra obiezione riguarda il sorteggio dei membri del Csm. I contrari sostengono che il Csm sia un organo costituzionale molto delicato, che prende decisioni importanti sulla carriera dei magistrati e sulla gestione degli uffici giudiziari. Per questo, i suoi componenti dovrebbero essere scelti attraverso procedure che valorizzino competenza ed esperienza. Il rischio del sorteggio, sostengono, è che riduca la rappresentatività e il criterio del merito senza eliminare davvero le dinamiche di potere, considerato che comunque un terzo dei membri verrebbe estratto a sorte, ma su liste compilate dal Parlamento.

Anche l’istituzione dell’Alta corte disciplinare solleva alcune perplessità. I critici della riforma temono che sottrarre al Csm la gestione dei procedimenti disciplinari possa indebolire il sistema di autogoverno della magistratura previsto dalla Costituzione.

I sondaggi

In sintesi, mentre per i sostenitori del Sì la riforma serve a rendere il sistema più imparziale e trasparente, per chi sostiene il No rischia di modificare un equilibrio istituzionale che finora ha garantito l’autonomia della magistratura.

A poche settimane dal voto, i sondaggi mostrano un elettorato diviso.

Secondo una rilevazione dell’istituto Only Numbers, il Sì è al 47,9% e il No al 47%, con una quota molto ampia di indecisi. Considerando solo gli elettori intenzionati a recarsi alle urne, il confronto diventa quasi perfettamente equilibrato.

Il sondaggio YouTrend per Sky Tg24 indica invece uno scenario diverso, con il No in vantaggio, soprattutto nell’ipotesi di una bassa affluenza (Il Fatto Quotidiano).

Il dato comune a tutte le rilevazioni è l’incertezza: con una quota significativa di indecisi e un’affluenza difficile da prevedere, l’esito del referendum resta aperto.

Cos’è Good Morning Italia?

Good Morning Italia è il daily briefing per iniziare la giornata con l’informazione : un concentrato di notizie selezionate da una redazione di giornalisti per non perdere i fatti più importanti e capire il mondo che cambia.
Scopri di più

Pronto a provare il nostro
Briefing?

Il modo più pratico e veloce per rimanere aggiornato su ciò che succede nel mondo.
StellinaStellinaStellinaStellinaStellina
4,6 basato su 205 recensioni