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Mercosur: perché l’accordo con l’Ue divide governi e agricoltori europei

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di: redazione
18/12/2025
Mercosur: perché l’accordo con l’Ue divide governi e agricoltori europeiMercosur: perché l’accordo con l’Ue divide governi e agricoltori europei

Dopo venticinque anni di negoziati, l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur è arrivato al suo momento più delicato. Benché non all'ordine del giorno di un Consiglio europeo dominato dalla questione del finanziamento dell'Ucraina, al summit del 18 e 19 dicembre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen spera di ottenere il via libera per volare il 20 dicembre in America Latina e firmare l’intesa (France24). Finalizzato alla fine del 2024, l’accordo - che secondo la Commissione genererebbe la più grande area di libero scambio al mondo con più di 700 milioni di consumatori interessati - continua a scontrarsi con resistenze politiche e sociali che vanno ben oltre i tecnicismi del commercio internazionale. In gioco non c’è solo l’apertura di nuovi mercati, ma il rapporto tra industria, agricoltura e regole comuni all’interno dell’Unione.

Che cos’è il Mercosur e perché conta per l’Europa

Il Mercosur è il Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano nato nel 1991 e composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Il Venezuela, entrato nel 2012, è stato sospeso nel 2017, mentre la Bolivia ha firmato il protocollo di adesione già nel 2012 ma resta in attesa di ratifica da parte dei parlamenti dei Paesi membri. Nel complesso, secondo il Consiglio d’Europa, i Paesi del Mercosur rappresentano la sesta economia mondiale e contano circa 270 milioni di abitanti.

Il peso economico dei rapporti con l’Unione europea è tutt’altro che marginale. Nel 2024 gli scambi commerciali tra Ue e Mercosur hanno superato i 111 miliardi di euro, con un equilibrio quasi perfetto tra esportazioni europee e importazioni. Oltre l’80 per cento del flusso riguarda il Brasile. Nell’arco di dieci anni, tra il 2014 e il 2024, gli scambi complessivi sono cresciuti di oltre il 36 per cento, con un’accelerazione particolarmente forte sul fronte delle importazioni (Il Sole 24 Ore).

Cosa prevede l’accordo e dove nasce lo scontro

L’intesa tra Ue e Mercosur punta a ridurre progressivamente i dazi tra i due blocchi, aprendo nuovi spazi per le esportazioni europee di veicoli, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici. Allo stesso tempo, facilita l’ingresso nel mercato Ue di prodotti agricoli sudamericani, in particolare carne bovina, zucchero, riso, miele e soia (Il Messaggero). È su questo scambio che si concentra la tensione politica: mentre i benefici industriali appaiono evidenti, i costi potenziali ricadono su settori agricoli ritenuti già sotto pressione (Al Jazeera).

Per i Paesi più orientati all’export manifatturiero, l’accordo è una leva strategica in una fase di rallentamento globale e di crescente competizione internazionale. Per quelli con un’agricoltura politicamente forte, invece, il rischio è quello di aprire il mercato a prodotti percepiti come più competitivi perché sottoposti a regole meno stringenti. È questa asimmetria a rendere l’accordo così divisivo.

Chi spinge per la ratifica e con quali argomenti

Il fronte favorevole all’intesa è guidato dalla Germania, con il sostegno di Spagna, Paesi nordici e Commissione europea. Berlino presenta l’accordo come uno strumento essenziale per sostenere l’export europeo, colpito dalle tensioni commerciali globali e dai dazi statunitensi, e per ridurre la dipendenza strategica dalla Cina, anche attraverso un accesso più diretto alle risorse dell’America Latina.

Il cancelliere Friedrich Merz ha legato il destino del Mercosur alla credibilità politica dell’Unione, sostenendo che la sua capacità di agire si misura anche dalla conclusione di negoziati iniziati più di vent’anni fa (Dw). Sulla stessa linea la Commissione europea: per il commissario Wopke Hoekstra, firmare l’accordo è “imperativo” per l’economia europea e per il ruolo dell’Ue sulla scena globale (Euronews).

Perché Francia e Italia frenano

Sul fronte opposto si collocano Francia e Italia, affiancate da altri Paesi scettici. In Francia, la questione Mercosur è diventata un caso politico nazionale, alimentato dalle proteste degli agricoltori e dalla paura di una concorrenza ritenuta sleale. Il governo insiste sulla necessità di garanzie più forti e di una reale reciprocità delle regole, soprattutto su pesticidi, benessere animale e sicurezza alimentare. Secondo l’Eliseo, senza questi correttivi l’accordo rischia di essere incomprensibile per l’opinione pubblica rurale (Reuters).

L’Italia mantiene una posizione più sfumata ma non meno decisiva. Giorgia Meloni ha definito “prematura” una firma immediata, chiedendo ulteriori misure di tutela per gli agricoltori, pur ribadendo di non voler affossare l’accordo. Roma si muove su un crinale delicato: le pressioni di Coldiretti convivono con gli interessi di settori industriali e agricoli esportatori che vedono nel Mercosur un’opportunità concreta. Proprio questa ambiguità rende l’Italia un potenziale ago della bilancia (Euronews).

Le clausole di salvaguardia come tentativo di mediazione

Per rispondere alle preoccupazioni del settore agricolo, il Parlamento europeo e la Commissione hanno rafforzato le clausole di salvaguardia previste dall’accordo. Queste consentirebbero all’Unione di sospendere temporaneamente le agevolazioni tariffarie sui prodotti agricoli del Mercosur in caso di danni ai produttori europei. La proposta, approvata con un’ampia maggioranza, è parte integrante sia dell’accordo commerciale interinale sia dell’accordo di partenariato complessivo, entrambi ancora da ratificare.

Negli ultimi negoziati è stato inoltre definito un meccanismo che permetterebbe alla Commissione di intervenire più rapidamente in presenza di aumenti anomali delle importazioni o di forti cali dei prezzi. Per molte organizzazioni agricole, tuttavia, resta il dubbio che questi strumenti arrivino troppo tardi per prevenire gli effetti sul mercato (Politico).

La pressione del Brasile e il rischio di uno stallo definitivo

A complicare ulteriormente il quadro c’è la posizione del Brasile. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha avvertito che ulteriori rinvii potrebbero far saltare definitivamente l’accordo, sostenendo che il Mercosur ha già concesso tutto ciò che era diplomaticamente possibile. Una presa di posizione che aumenta la pressione sull’Unione europea e riduce i margini per una soluzione diluita nel tempo (Al Jazeera).

Il nodo della minoranza di blocco e il peso dell’Italia

Dal punto di vista istituzionale, l’accordo resta appeso a un equilibrio aritmetico preciso. Per autorizzarne la firma serve una maggioranza qualificata di almeno 15 Stati membri che rappresentino il 65% della popolazione dell’Unione, ma è sufficiente una minoranza di blocco composta da almeno quattro Paesi che rappresentino almeno il 35% della popolazione Ue per fermare il processo. Questo meccanismo rende decisiva la posizione di Roma: se l’Italia dovesse allinearsi alla Francia, Parigi avrebbe margini concreti per costruire una minoranza di blocco; se invece Roma rientrasse nel campo dei favorevoli, l’accordo potrebbe procedere anche senza il consenso francese. In questo senso, il Mercosur è diventato non solo un dossier commerciale, ma un banco di prova politico sulla capacità dell’Unione di portare a termine accordi strategici dopo decenni di negoziati e di mantenerne la credibilità come attore globale.

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