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L’economia era l’arma di Trump, ora rischia di diventare il suo problema

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di: redazione
28/4/2026
L’economia era l’arma di Trump, ora rischia di diventare il suo problemaL’economia era l’arma di Trump, ora rischia di diventare il suo problema

Donald Trump era tornato alla Casa Bianca con una promessa: far scendere i prezzi. A poco più di un anno dall’inizio del suo secondo mandato, però, l’economia americana racconta una storia più complicata. Non è in recessione - anzi, alcuni indicatori restano solidi -, ma per molti elettori il dato che conta davvero è un altro: benzina, bollette, mutui, spesa, tutto costa di più.

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha peggiorato il quadro. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e le tensioni sulle forniture energetiche hanno fatto salire i prezzi del carburante e le aspettative di inflazione, alimentando nuove paure sul costo della vita. Secondo un sondaggio di Reuters, il 77% degli elettori registrati attribuisce a Trump almeno una parte della responsabilità per il rincaro della benzina: un dato trasversale, che riguarda anche elettori repubblicani e indipendenti.

Come sta davvero l’economia americana 

Il problema, per Trump, è che il racconto della “Golden Age” regge solo in parte alla prova dei dati. Come ricostruisce The Conversation, il presidente, nel discorso annuale sullo Stato dell'Unione di febbraio, ha rivendicato un’economia “più grande, ricca e forte che mai”, ma il quadro non è così roseo. L’inflazione è scesa nel corso del 2025 e si è avvicinata all’obiettivo della Federal Reserve, ma il calo rischia di interrompersi con il nuovo shock energetico. A marzo, infatti, è stato registrato un aumento dei prezzi dello 0,9% rispetto al mese precedente e del 3,3% su base annua. Per quanto riguarda la crescita, nel 2025 è stata solida, al 2,2%, ma inferiore al 2,8% dell’ultimo anno di Joe Biden.

Anche sul lavoro il racconto è selettivo: gli occupati sono ai massimi in valore assoluto, ma la disoccupazione è salita e la creazione di posti di lavoro ha rallentato. E sull’energia, una delle promesse chiave, il bilancio è ancora più problematico: Trump aveva promesso di dimezzare i prezzi, ma elettricità e gas sono aumentati più dell’inflazione. In sintesi, più che un boom generalizzato, emerge un’economia solida ma disomogenea.

A questo si aggiunge il tema dei conti pubblici. Secondo le stime del Congressional Budget Office (Cbo), il pacchetto fiscale “One Big Beautiful Bill”, che estende i tagli alle tasse, darà una spinta a consumi e investimenti nel breve periodo, ma contribuirà ad aumentare il deficit nel medio-lungo termine. Il disavanzo resta vicino ai livelli attuali, intorno al 6% del Pil, e secondo le previsioni rimarrà elevato per tutto il prossimo decennio, una dinamica considerata anomala per un’economia non in recessione. Nel complesso, il Cbo stima che le politiche fiscali dell’amministrazione peggiorino il quadro dei conti pubblici, anche perché l’aumento della spesa per interessi sul debito supera i risparmi ottenuti dai tagli (Reuters).

Dati macro e percezione

Il punto, però, è che l’economia americana non sta andando male in senso stretto. Nel terzo trimestre del 2025 il Pil è cresciuto del 4,4% su base annua, prima di rallentare allo 0,7% nel quarto trimestre, anche per effetto dello shutdown federale, cioè la chiusura del governo in assenza di un bilancio approvato, più lungo di sempre. Il mercato del lavoro resta resiliente e la Borsa tiene. Il quadro resta “misto”: crescita irregolare, inflazione sensibile agli shock e fiducia dei consumatori in calo (The Economist).

Il vero problema è la percezione che ne hanno i cittadini. I dati macro possono anche essere tutto sommato positivi, ma i sondaggi rilevano insoddisfazione. Secondo Cnn, l’approvazione di Trump sull’economia è scesa intorno al 31% e circa due terzi degli americani ritengono che le sue politiche abbiano peggiorato le condizioni economiche. Più del 60% segnala difficoltà legate ai prezzi del carburante e ai consumi quotidiani.

Dazi e guerra

A complicare il quadro c’è la politica economica stessa. I dazi introdotti dal 2025 - pilastro della strategia commerciale trumpiana - hanno aumentato i costi per imprese e famiglie, ma anche le incertezze per le aziende, dopo l’invalidazione da parte della Corte Suprema (Ap news). I consumatori americani hanno pagato fino a 1.000 dollari in più all’anno per gli stessi beni, con circa il 90% del peso dei dazi ricaduto su di loro e sulle imprese statunitensi (Al Jazeera).

E non è detto che gli effetti siano temporanei. Secondo Politico, il conflitto con l’Iran rischia di lasciare strascichi duraturi: fertilizzanti più cari, cambiamenti nelle coltivazioni, rincari nei trasporti e nei materiali industriali, pressioni sul mercato immobiliare. Anche con una tregua rapida, i prezzi potrebbero non tornare ai livelli pre-crisi nel breve periodo.

Midterm, il rischio politico per Trump

Non a caso, dentro il Partito Repubblicano cresce la preoccupazione. Come riporta Cnbc, diversi esponenti temono che Trump non stia mettendo abbastanza al centro l’economia, distraendosi tra politica estera e polemiche, proprio mentre i costi per gli elettori aumentano.

Anche i democratici, però, non hanno una linea univoca: una parte del partito spinge per tornare a parlare di impeachment o di 25esimo emendamento - che prevede che il vicepresidente possa fare le funzioni del presidente nel caso in cui quest’ultimo muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico per incapacità manifesta o malattia -, mentre altri temono che sia un errore strategico: il rischio è spostare il dibattito da prezzi, salari e sanità, cioè i temi più sentiti, alla figura di Trump (Reuters). 

Il contesto, del resto, era già fragile prima della guerra. II 2025 è stato un anno sulle “montagne russe”: crescita forte a tratti, ma inflazione persistente e mercato del lavoro meno dinamico rispetto al periodo post-pandemico (Guardian).

Sull’economia si giocherà una parte decisiva delle elezioni di midterm, a novembre, durante le quali si rinnoveranno l’intera Camera dei rappresentanti e un terzo dei membri del Senato. Trump può ancora rivendicare crescita, occupazione e tagli fiscali in arrivo. Ma se gli americani continuano a pagare di più per fare il pieno o fare la spesa, il racconto della ripresa rischia di non attecchire. Come già accaduto a Biden, il problema non sarà solo far crescere l’economia. Sarà convincere gli elettori che quella crescita riguarda anche loro.

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