
.jpg)

Il dato più immediato è numerico: domenica 15 febbraio, a nove giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina, l’Italia aveva già superato il record di 20 medaglie messo a segno nell’edizione del 1994, ospitata a Lillehammer, in Norvegia (Eurosport). Quella del 2026 è, insomma, la delegazione azzurra migliore di sempre nella storia delle Olimpiadi invernali: supera anche le stime ufficiali fatte alla vigilia dal Comitato olimpico nazionale, il Coni, ed è coronata da alcune vittorie iconiche. Tra queste, quella di Federica Brignone, che con due ori olimpici nello sci alpino (slalom gigante e supergigante) ottenuti a poche settimane dal ritorno in pista in seguito a un serio infortunio, è diventata la più forte sciatrice italiana di tutti i tempi (Gazzetta).
Per contestualizzare il fenomeno, tuttavia, occorre ricordare che negli ultimi trent’anni, con l’aumentare del numero di discipline, e di conseguenza degli atleti in gara, sono cresciute pure le medaglie in palio. Nel 1994 gli eventi erano 61, nel 2026 sono 116. Anche la Francia, ad esempio, ha battuto il suo precedente record nazionale di 15 medaglie (Le Figaro).
Il cosiddetto “fattore campo” esiste ed è un fenomeno studiato: chi ospita le Olimpiadi tende a migliorare le proprie performance. Eppure, evidenzia Il Post, il tifo incide relativamente negli sport invernali, dove molte gare si decidono in pochi secondi o in condizioni ambientali che attenuano l’impatto del pubblico.
Più rilevante è la conoscenza dei luoghi di gara (per esempio le piste di bob e slittino) e la familiarità con clima, logistica, alimentazione, ritmi quotidiani. Oltre che un’attenta pianificazione che federazioni e atleti hanno messo in atto sin da quando, nel 2019, i Giochi sono stati assegnati all’Italia.
Il record tricolore a Milano-Cortina, insomma, non appare come un picco isolato ma come la manifestazione di un sistema sportivo che ha imparato a programmare con investimenti mirati sui giovani, cicli pluriennali e lavoro in profondità su più discipline.
L’exploit olimpico si inserisce in una stagione più ampia di successi. Come osservava Esquire già nel 2022, l’Italia si è ritrovata “fortissima in tutto, tranne che a calcio”, con una crescita trasversale degli sport cosiddetti “altri”, che vanno dal tennis alla pallavolo, passando per il nuoto.
Nessun lutto è tanto grave, per una comunità di calciofili e allenatori da bar sport, quanto la mancata qualificazione ai Mondiali da parte della propria nazionale, scrive Lucy a proposito del fatto che l’Italia non ha passato i turni preliminari per disputare la Coppa del mondo di calcio maschile da oltre dieci anni, saltando le edizioni del 2018 e del 2022, e ciò nonostante lo sprazzo di “ritorno alla normalità” vissuto nel 2021 con la vittoria degli Europei.
Di fronte a questa forma di astinenza, l’attenzione del pubblico generalista si è spostata, come mai in passato, su specialità in precedenza ignorate, declassate o pregiudizialmente ritenute minori.
Questo fenomeno si riflette, a suo modo, anche nelle risorse finanziarie. Tra le federazioni sportive, tennis e nuoto sono quelle che hanno visto aumentare in modo significativo i contributi pubblici nel 2025, segnale di una redistribuzione degli investimenti rispetto al passato, rileva Qui Finanza.
Il trend è continuato anche nel nuovo anno: Sport e Salute, società in house del ministero dell’Economia, ha confermato in testa alla graduatoria dei sostegni statali la Federazione Italiana Giuoco Calcio, che riceve oltre 35 milioni di euro, ma l’importo è stabile rispetto al 2025. Al secondo posto si piazza la Federazione Italiana Nuoto con 18,6 milioni, cifra cresciuta oltre il 10%. Completa il podio la Federazione Italiana Pallavolo con 17,8 milioni, un valore in crescita di poco meno del 5% a seguito di un’annata storica segnata da successi su tutti i fronti, con le performance di alto livello di club e rappresentative nazionali (Sport e Finanza).
Al quarto posto si colloca la Federazione Italiana Tennis e Padel, che con 16,1 milioni beneficia comunque dell’incremento massimo consentito (15%), riflettendo l’eccezionale crescita del movimento e i risultati sportivi degli ultimi anni.
Il dato economico non spiega tutto, ma fotografa una priorità politica e culturale che interessa intere discipline, maschili e femminili, al di là di qualche singolo picco di eccezionalità individuale, e genera identificazione collettiva.
Il tennis è il caso più evidente di questa ridefinizione degli equilibri. Secondo Lucy, non si tratta più solo di un campione isolato ma di un movimento che produce continuità: Jannik Sinner ha trainato l’interesse, ma accanto a lui si sono affermati Lorenzo Musetti, Jasmine Paolini, Flavio Cobolli, Luciano Darderi e una generazione capace di occupare stabilmente le prime posizioni dei ranking internazionali. La popolarità non è solo sportiva ma culturale: tifoserie organizzate, attenzione mediatica costante, discussioni pubbliche che vanno oltre il campo.
Spinte dai successi sportivi e dal peso crescente degli eventi internazionali che si svolgono nel nostro Paese, le entrate della Federazione Italiana Tennis e Padel hanno superato i 230 milioni di euro nel 2025, oltre i 200 della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Atp Finals di Torino, Internazionali d’Italia e Coppa Davis hanno generato più del 70% del fatturato, segnando un cambio di passo storico negli equilibri economici dello sport italiano (Eurosport).
Se il tennis ha ridefinito l’immaginario, il nuoto ha consolidato un dominio tecnico che segnala profondità e non solo eccellenza di vertice. A proposito degli Europei di Roma del 2022, Rivista Undici parlava espressamente di Italia “dominatrice” continentale, evidenziando come il valore del movimento non si misura soltanto con le punte ma con il numero di finalisti e la qualità media diffusa. Il ricambio generazionale è continuo, e coinvolge sia il settore maschile sia quello femminile.
Oltre a nomi noti come Simone Cerasuolo, Simona Quadarella, Nicolò Martinenghi e Thomas Ceccon, il nuoto italiano vanta molti talenti da tenere d'occhio, sottolinea Elle appena dopo che gli azzurri hanno non solo vinto l’oro nella staffetta 4x50 stile mix, uomini e donne, ma anche stabilito un nuovo record del mondo, agli Europei di Lublino del 2025.
La pallavolo è probabilmente il modello organizzativo più compiuto. Nel 2025 le squadre italiane, tra nazionali e club, hanno vinto tutte le principali competizioni internazionali, maschili e femminili (Wired). Le due Italvolley hanno conquistato titoli mondiali ed europei, mentre i club hanno dominato Champions League e Mondiali per club (Eurosport).
Il movimento può contare su oltre 350 mila tesserati e circa tre milioni di praticanti, distribuiti in modo capillare sul territorio. La struttura federale – con il progetto Club Italia dedicato alla crescita dei giovani – ha garantito un percorso lineare dal settore giovanile all’alto livello. A questo si aggiunge un modello economico radicato nei territori, spesso in città medie o piccole, sostenuto da imprese locali e da costi di gestione più sostenibili rispetto ad altri sport. Il risultato è una filiera stabile che produce successi nel tempo.
Il cricket rappresenta un segnale piuttosto diverso - perché non stiamo parlando di una disciplina tradizionalmente radicata in Italia né già consolidata tra le grandi -, ma a suo modo molto significativo. Pur restando marginale rispetto agli sport storicamente radicati, il cricket sta registrando una crescita costante dell’interesse in Italia, misurabile anche attraverso i trend di ricerca online (Wired). È un fenomeno legato in parte alla presenza di comunità di origine straniera e in parte alla maggiore esposizione mediatica internazionale della disciplina.
Il dato più rilevante è culturale: il cricket è uno degli sport globali più seguiti al mondo e la sua lenta affermazione in Italia indica un ampliamento del perimetro sportivo nazionale. Non è ancora un movimento paragonabile a tennis o pallavolo, ma segnala una trasformazione demografica e simbolica del pubblico. I recenti Mondiali maschili disputati in India e Sri Lanka hanno rappresentato per l’Italia la prima partecipazione in assoluto a una competizione di questo livello (il manifesto): la nazionale non ha passato la fase a gironi, ma ha comunque messo a segno la sua prima vittoria in un Mondiale (Il Post).
Il contrasto con il calcio è netto. Le cause sono strutturali: settori giovanili poco valorizzati, difficoltà di integrazione, impianti obsoleti, governance frammentata.
Rivista Undici si sofferma sull’export dei talenti: tra le grandi nazioni calcistiche, l’Italia è quella che esporta meno giocatori all’estero. I calciatori italiani “expat” sono 158, contro numeri molto più alti di Brasile, Francia, Argentina, Inghilterra, Spagna e Germania. Non è solo una questione quantitativa, ma qualitativa: la presenza italiana nei principali campionati stranieri è molto limitata. In questo contesto, mentre altri sport costruiscono profondità e identità collettiva, il calcio appare più dipendente da cicli brevi e da dinamiche economiche meno sostenibili. La differenza non è solo nei risultati, ma nella capacità di programmare.
Insomma, l’Italia sportiva non è più monolitica. E la riscossa delle discipline diverse dal calcio non è un episodio isolato. È il risultato di modelli organizzativi differenti: federazioni che investono sui giovani, club radicati nei territori, costi sostenibili, programmazione tecnica di lungo periodo. Tennis, nuoto e pallavolo mostrano che la combinazione di visione e struttura può produrre continuità.
Il calcio, al contrario, è ancora alla ricerca di un equilibrio tra tradizione e modernizzazione. La lezione che arriva dagli altri sport non è solo tecnica ma culturale: meno nostalgia, più apertura; meno centralità del singolo evento, più costruzione sistemica.

.webp)
.webp)