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Il debito pubblico è già uno dei temi centrali delle presidenziali 2027 in Francia

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di 
Enrico
 
Forzinetti
di: redazione
29/9/2026
Il debito pubblico è già uno dei temi centrali delle presidenziali 2027 in Francia
Il debito pubblico è già uno dei temi centrali delle presidenziali 2027 in Francia

Per anni le crisi del debito sovrano sono sembrate un problema soprattutto delle economie emergenti o dei Paesi più fragili dell’Eurozona. Oggi, tra le grandi economie avanzate, è invece la Francia a essere indicata come uno dei Paesi più esposti: il suo debito, pari al 119% del Pil, resta inferiore a quello di Stati Uniti e Giappone, ma deficit elevati, instabilità politica e impossibilità di controllare direttamente la moneta con cui Parigi si finanzia aumentano i rischi nel breve periodo. La Francia ha ancora tempo per evitare una crisi, ma un ritardo nel risanamento potrebbe lasciare ai mercati il compito di imporre l’aggiustamento, con conseguenze anche per il resto dell’Eurozona (Rapporteur).

I primi segnali di tensione sono già visibili sul mercato obbligazionario: il rendimento dei titoli francesi a dieci anni ha raggiunto il 4,6%, massimo da 18 anni, mentre lo spread con gli equivalenti tedeschi ha superato il punto percentuale, tornando sui livelli della crisi dell’Eurozona del 2010-2012 (Morningstar). Il problema è che rendimenti più alti significano un costo maggiore ogni volta che lo Stato emette nuovo debito o rifinanzia quello in scadenza. La Francia deve sostituire centinaia di miliardi di titoli emessi durante la pandemia a tassi molto bassi e il rincaro del finanziamento sta già facendo crescere rapidamente la spesa per interessi (Reuters).

Quanto può crescere ancora il debito della Francia?

Le ultime stime del governo mostrano quanto sia difficile invertire la traiettoria. Il debito pubblico dovrebbe raggiungere il 119,3% del Pil nel 2026 e il 121,7% nel 2027, più del doppio del riferimento europeo del 60% e sui livelli più alti registrati in Francia dal 1978. Parigi è già il terzo Paese più indebitato dell’Eurozona dopo Grecia e Italia e continua ad accumulare debito perché il deficit resta molto elevato (Euronews). Anche il costo degli interessi sta aumentando rapidamente: nel 2026 il servizio del debito dovrebbe arrivare a 65 miliardi di euro, il 25% in più rispetto all’anno precedente. Il ministro delle Finanze Roland Lescure ha sottolineato che lo Stato spende ormai per il debito più di quanto destini all’istruzione o alla difesa (Ft+).

Il rischio è che si inneschi quello che gli economisti chiamano “effetto palla di neve”: se gli interessi che la Francia deve pagare sul proprio debito crescono più velocemente dell’economia, una quota sempre maggiore delle risorse pubbliche serve semplicemente a pagare il debito già accumulato. Per farlo lo Stato può essere costretto a prendere in prestito altro denaro, aumentando ulteriormente il debito e, di conseguenza, gli interessi da pagare negli anni successivi. È un meccanismo che può quindi alimentarsi da solo, proprio come una palla di neve che diventa sempre più grande rotolando. La Corte dei conti francese ritiene che il fenomeno fosse già iniziato nel 2025, mentre alcuni economisti incaricati dal ministero delle Finanze prevedono che diventerà evidente soprattutto dal 2029: sulla tempistica non c’è consenso, ma il progressivo rincaro del debito è considerato un problema destinato ad aggravarsi nei prossimi anni (Le Monde).

Perché è così difficile rimettere in ordine i conti pubblici?

Ma in Francia il problema delle finanze pubbliche non si limita all’ammontare del debito. A pesare è anche e soprattutto un deficit persistentemente alto, unito a una crescita troppo debole. Il governo ha ormai ammesso che neanche nel 2026 riuscirà a portare il deficit al 5% del Pil: per il quarto anno consecutivo supererà questa soglia psicologica, ben superiore a quella del 3% indicata a livello europeo per non entrare nella procedura per disavanzo eccessivo. In aggiunta, la crescita è stata rivista allo 0,5%, dal precedente 0,7%, a sua volta inferiore allo 0,9% ipotizzato inizialmente. Per il 2027 Parigi prevede invece un Pil in aumento dell’1% (Bloomberg).

È in questo difficile quadro che il governo di Sébastien Lecornu sta preparando la legge di bilancio per il 2027, con circa 54 miliardi di euro tra tagli e aggiustamenti. L’obiettivo dichiarato è riportare il deficit al 5% del Pil, o al 4,8% escludendo la spesa per la difesa, senza presentare l’intervento come un programma di austerità. È però una scelta politicamente delicata, soprattutto mentre il rallentamento dell’economia e l’aumento dei prezzi dell’energia alimentano nuove tensioni sul costo della vita (France 24).

Come le leggi di bilancio hanno fatto cadere i governi francesi

Le difficoltà nella gestione dei conti pubblici sono ormai un tratto distintivo della crisi politica e istituzionale francese in atto da anni. Dopo mesi di stallo, a inizio 2026 il governo di Lecornu è riuscito a far approvare la legge di bilancio soltanto ricorrendo all’articolo 49.3 della Costituzione, che permette di approvare una legge senza il voto dell’Assemblea nazionale. Le due successive mozioni di sfiducia, presentate dal Rassemblement National e da una parte della sinistra, sono state respinte, consentendo al governo di sopravvivere (Euronews). 

I suoi due predecessori erano invece caduti proprio sul tentativo di rimettere in ordine i conti. Nel settembre 2025 François Bayrou perse un voto di fiducia dopo aver presentato un impopolare piano per contenere il deficit: 364 deputati su 573 votarono contro il suo governo, costringendolo alle dimissioni (Cnn). Meno di un anno prima, nel dicembre 2024 Michel Barnier era diventato il primo premier francese dal 1962 a essere rovesciato da una mozione di sfiducia, dopo aver utilizzato i poteri previsti dalla Costituzione per far avanzare misure di bilancio senza il voto dei deputati. Il suo piano prevedeva circa 60 miliardi di euro di riduzione del deficit e riuscì a unire contro il governo sia la sinistra sia l’estrema destra (Bbc).

Il debito sarà decisivo nelle presidenziali del 2027?

Il problema è destinato a intrecciarsi sempre di più con la campagna per le elezioni presidenziali, previste in due turni il 18 aprile e il 2 maggio 2027, in cui la corsa all’Eliseo si preannuncia molto affollata. Gli investitori temono che la competizione elettorale renda ancora più difficile approvare misure impopolari per ridurre il deficit, proprio mentre la Francia deve rifinanziare una grande quantità di debito emesso durante la pandemia. Alcuni sondaggi indicano inoltre come scenario plausibile un ballottaggio tra Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, entrambi portatori di proposte che segnerebbero un forte cambiamento rispetto all’attuale politica economica (Internazionale). Tra le proposte più radicali c’è proprio quella di Mélenchon, che vorrebbe cancellare circa 600 miliardi di euro di titoli di Stato francesi detenuti dalla Banque de France, pari a circa il 18% del debito pubblico, con l’obiettivo di alleggerire il peso dell’indebitamento e liberare risorse per investimenti e spesa pubblica (Euronews).

I suoi oppositori sottolineano che la Banque de France fa parte dell’Eurosistema e non può decidere autonomamente di cancellare i titoli che possiede; inoltre i trattati europei vietano il finanziamento monetario diretto degli Stati, rendendo un intervento unilaterale estremamente problematico sul piano giuridico (Politico). Economisti e rivali di Mélenchon avvertono poi che una cancellazione potrebbe essere interpretata dai mercati come il segnale che la Francia non intende rispettare pienamente i propri impegni finanziari, spingendo gli investitori a chiedere interessi ancora più elevati sui nuovi titoli. Al di là della sua concreta realizzabilità, la proposta mostra quanto il debito sia ormai diventato uno dei principali terreni di scontro della campagna elettorale: chiunque vincerà le presidenziali erediterà conti pubblici che lasceranno pochissimo margine di manovra.

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