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Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono entrate nel vivo. I Giochi non sono solo un grande evento sportivo di portata globale, ma anche un banco di prova politico ed economico per l’Italia su come gestire le grandi opere, ingenti risorse pubbliche e le ripercussioni sociali e sull’ambiente. Le scelte prese in questi mesi, e negli ultimi anni, continueranno a produrre effetti ben oltre la fine delle gare.
Questa guida raccoglie tutti gli aspetti centrali dei Giochi: dal programma alle sedi, dagli atleti italiani in gara ai cantieri ancora aperti, fino ai costi, all’impatto sui territori e alle controversie che hanno accompagnato il conto alla rovescia.
I Giochi si svolgono dal 6 al 22 febbraio 2026, con alcune gare iniziate già il 4 febbraio. Il modello è quello di un’Olimpiade “diffusa”, con eventi distribuiti tra tre Regioni, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, in un sistema policentrico che coinvolge città e vallate alpine.
Le competizioni sono state suddivise tra le varie aree geografiche:
Il programma olimpico prevede 16 discipline, ampliato negli anni per riflette l’evoluzione dello sport invernale e la volontà di attrarre un pubblico più ampio. Tra le novità di questa edizione figura lo sci alpinismo, proposto per la prima volta nel programma olimpico invernale proprio a Milano-Cortina 2026.
Le discipline principali includono:
Sono circa 3.000 gli atleti ammessi alle gare, provenienti da oltre 90 Paesi, che si contenderanno l’assegnazione dei 116 titoli olimpici in palio (Fanpage).
Il calendario delle gare dettagliato, giorno per giorno, è pubblicato e aggiornato sui canali ufficiali di Milano-Cortina 2026.
L’Italia si presenta ai Giochi con 196 atleti iscritti alle competizioni, la delegazione più numerosa di sempre ai Giochi invernali. Tra i big della squadra azzurra ci sono nomi che negli ultimi anni hanno dominato le scene internazionali:
Il comitato organizzatore ha inoltre scelto di celebrare la dimensione multicittadina dei Giochi con quattro portabandiera: due per la cerimonia di apertura a Milano e due per quella di Cortina, un segno di equilibrio simbolico tra le regioni ospitanti.
In fase di candidatura si parlava di un costo di circa 1,3 miliardi di euro. Secondo le stime più aggiornate, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 costeranno oltre 6 miliardi di euro, una cifra nettamente superiore a quella indicata nel dossier di candidatura, che parlava di Giochi “sostenibili” anche sul piano finanziario. La crescita dei costi è legata soprattutto alle infrastrutture, alla sicurezza e all’organizzazione complessiva dell’evento. La maggior parte della spesa ricade su Stato e Regioni, in contrasto con la narrativa iniziale dei “Giochi a costo zero” per la spesa pubblica.
Oltre ai costi lievitati, è emerso anche un altro problema: solo una parte dei costi è tracciabile in modo trasparente sul sito messo a disposizione da Simico S.p.A., la società che ha il compito di gestire tutte le opere per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina. Tuttavia, restano zone d’ombra sulle opere gestite fuori dal perimetro ufficiale di Simico.
Sul fronte dei ritorni economici, gli organizzatori stimano un indotto complessivo di circa 5 miliardi di euro, concentrato in particolare su turismo, servizi, trasporti e ricettività. Ma l’impatto economico positivo rischia di essere disomogeneo, con benefici concentrati in alcune aree e settori, mentre i costi, diretti e indiretti, ricadono su una platea molto più ampia di cittadini e territori (Open).
Il programma olimpico comprende 98 opere, per un valore stimato di 3,5 miliardi di euro. A inizio febbraio, a pochissimi giorni dall’inizio dei Giochi, risultano completate 40 opere, mentre molte strutture sono state dichiarate “funzionali” pur non essendo definitivamente concluse (Italia Oggi).
Secondo l’iniziativa civica Open Olympics 2026, solo 31 opere su 98 sono considerate indispensabili per i Giochi. Le altre riguardano infrastrutture permanenti che dovrebbero costituire la “legacy”, l’eredità, delle Olimpiadi: strade, ponti, circonvallazioni che saranno completati solo dopo il 2026, in alcuni casi fino al 2030 o oltre (Wired).
Il rischio, segnalato da più osservatori, è che molte di queste opere si trasformino in cattedrali nel deserto, lasciando debiti e cicatrici ambientali più che benefici duraturi, come è già successo a Roma con la “Città dello Sport” di Tor Vergata, progettata per i Mondiali di nuoto 2009 e rimasta incompiuta (Il Fatto Quotidiano).
Un caso emblematico in questo senso, è uno dei nodi più controversi che hanno accompagnato gli anni di preparazione alle Olimpiadi, è la ricostruzione del Sliding Centre Eugenio Monti per le gare di bob, di slittino e di skeleton a Cortina. Il costo è salito fino a 118-132 milioni di euro, quasi interamente finanziati dallo Stato. Studi commissionati dalla Regione Veneto indicano che, dopo i Giochi, la pista potrebbe generare perdite annuali superiori a mezzo milione di euro.
Il progetto è stato criticato anche dal Comitato olimpico internazionale, che aveva suggerito di utilizzare piste già esistenti all’estero. Ma il presidente della regione Veneto Luca Zaia, il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi e la presidente del consiglio Giorgia Meloni hanno insistito perché tutte le gare si svolgessero sul territorio italiano. La decisione di costruire la nuova pista è diventata il simbolo delle contraddizioni tra retorica della sostenibilità e scelte infrastrutturali.
Milano-Cortina 2026 è la prima Olimpiade invernale chiamata a rispettare formalmente i principi dell’Agenda olimpica 2020, che impone il riuso delle infrastrutture esistenti e una maggiore attenzione all’impatto ambientale. Nei documenti ufficiali, il termine “sostenibilità” ricorre decine di volte. Tuttavia, secondo diverse analisi, c’è un ampio scarto tra la narrazione e le scelte concrete.
Oltre alla costruzione ex novo della pista da bob di Cortina, il potenziamento degli impianti di innevamento artificiale, l’ampliamento di bacini idrici, le opere di refrigerazione e la realizzazione di nuove strade e collegamenti, spesso senza valutazioni di impatto ambientale complete, hanno comportato un consumo significativo di suolo, acqua ed energia, in un contesto alpino già fragile e fortemente esposto agli effetti del riscaldamento globale. L’innevamento artificiale è uno dei maggiori problemi strutturali: è una pratica ormai indispensabile per garantire le gare, ma altamente energivora e idrovora. Gran parte delle piste italiane dipende già oggi dalla neve artificiale, e le Olimpiadi non fanno eccezione.
Secondo il dossier di Open Olympics 2026, circa il 60% delle opere non ha ancora avuto una verifica ambientale formale. A questo si aggiunge il fatto che molte opere classificate come “olimpiche” saranno completate solo dopo i Giochi, sollevando dubbi sul rispetto delle procedure di valutazione ambientale e sull’uso dell’evento come acceleratore per interventi infrastrutturali difficilmente giustificabili sul piano ecologico.
Accanto alla questione ambientale, le Olimpiadi di Milano-Cortina pongono un problema di impatto sociale che riguarda direttamente le comunità ospitanti. Nei territori coinvolti, soprattutto nelle località alpine, l’aumento dei prezzi di affitti, servizi e trasporti ha aggravato dinamiche già esistenti, rendendo più difficile l’accesso alla casa e ai servizi essenziali per i residenti. Secondo le testimonianze raccolte, i benefici economici dei Giochi tendono a concentrarsi su settori specifici, turismo e ristorazione in primis, mentre una parte significativa della popolazione locale sperimenta soprattutto disagi quotidiani, cantieri diffusi e rincari.
Un altro elemento critico è la scarsa partecipazione delle comunità locali ai processi decisionali. A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, dove referendum e consultazioni hanno portato al ritiro di candidature olimpiche, in Italia le Olimpiadi sono state assegnate e organizzate senza un vero dibattito pubblico strutturato. Questo ha alimentato diffidenza e opposizione, dando origine a iniziative civiche come Open Olympics 2026, che chiedono maggiore trasparenza sui costi, sui tempi di realizzazione delle opere e sull’eredità che i Giochi lasceranno ai territori. Il rischio, evidenziato da più voci, è che l’evento produca debiti e infrastrutture difficili da gestire, senza affrontare i problemi strutturali delle comunità montane, come spopolamento, accesso alla sanità e ai trasporti, e sostenibilità economica di lungo periodo (Internazionale, Lucy).
Un esempio, diventato un simbolo dei disagi arrecati ai residenti, è quello del biglietto giornaliero supplementare da 10 euro per alcune linee di autobus urbane e extraurbane, introdotto nelle aree dolomitiche per il periodo dei Giochi e valido anche per i residenti. Il cosiddetto “super ticket olimpico” aveva l’obiettivo di coprire i costi aggiuntivi del periodo di alta domanda. Tuttavia, un episodio successo pochi giorni prima dell’inizio delle gare ha messo in luce i limiti della gestione dei trasporti locali e acceso il dibattito nazionale su accessibilità e diritti dei cittadini durante i Giochi.
Nel bellunese, un bambino undicenne è stato fatto scendere da un autobus perché viaggiava senza il biglietto maggiorato. Il caso è diventato un simbolo delle difficoltà incontrate dai cittadini nel conciliare le esigenze quotidiane con le regole straordinarie imposte per l’evento e dei rincari a cui sono sottoposti pur non essendo direttamente coinvolti nelle competizioni (Corriere).
Altre polemiche sono state suscitate dalla presenza di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) statunitense alle Olimpiadi, confermata dal dipartimento per la Sicurezza interna statunitense e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il governo italiano ha chiarito che gli agenti Usa non svolgeranno attività operative di polizia sul territorio italiano, ma solo funzioni di analisi e scambio informativo, nell’ambito di accordi di cooperazione già esistenti.
Nonostante questa precisazione, il caso ha suscitato reazioni contrarie sia tra l’opinione pubblica che in politica, perché tocca un nervo sensibile legato alla sovranità nazionale e alla percezione della sicurezza nei grandi eventi internazionali e per le violenze perpetrate nelle città americane dall’agenzia anti-immigrazione (Sky TG24).
Assistere dal vivo alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 comporta costi elevati: un weekend olimpico per due persone può costare tra 700 e 2.800 euro, sommando biglietti, trasporti e pernottamento. Gli aumenti più marcati riguardano gli alloggi, con prezzi degli hotel a Cortina cresciuti fino al +261% rispetto a periodi non olimpici e rincari ancora più accentuati in alcune zone della Valtellina. Anche i trasporti ferroviari registrano oscillazioni significative, soprattutto per chi prenota sotto data.
Il costo dei biglietti varia sensibilmente in base allo sport: le gare di hockey su ghiaccio, biathlon o curling restano relativamente accessibili a meno di 100 euro, mentre discipline molto richieste come pattinaggio di figura, short track o alcune finali dello sci possono superare i 500 euro per due posti. I biglietti sono venduti attraverso i canali ufficiali della Fondazione Milano-Cortina 2026, con piattaforme online dedicate e partner autorizzati. La disponibilità si sta riducendo progressivamente man mano che ci si avvicina all’inizio dei Giochi (Repubblica).
Per chi non può sostenere i costi dell’esperienza dal vivo, resta la copertura televisiva. In Italia, i Giochi saranno trasmessi in chiaro dalla Rai, che garantirà la messa in onda delle due cerimonie, delle principali gare e di una selezione quotidiana degli eventi più rilevanti. Eurosport, titolare dei diritti olimpici per l’Europa, offrirà una copertura completa di tutte le 116 finali olimpiche, per la gran parte in diretta. I contenuti Eurosport sono accessibili anche dall’Italia tramite le piattaforme streaming e pay-tv collegate ai suoi canali.

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