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Elezioni presidenziali francesi: la corsa per il dopo Macron è già iniziata

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di: redazione
7/7/2026
Elezioni presidenziali francesi: la corsa per il dopo Macron è già iniziata
Elezioni presidenziali francesi: la corsa per il dopo Macron è già iniziata

Le elezioni presidenziali francesi hanno finalmente una data: il primo turno si terrà il 18 aprile 2027, mentre l’eventuale ballottaggio è fissato per il 2 maggio, se nessun candidato riuscirà a ottenere la maggioranza al primo turno. Emmanuel Macron non potrà candidarsi per un terzo mandato consecutivo, dopo essere stato eletto nel 2017 e riconfermato nel 2022, e la successione all’Eliseo si annuncia già come una delle più aperte degli ultimi anni (Bloomberg). La Francia arriva all’appuntamento ancora segnata dalla frammentazione prodotta dalle legislative anticipate del 2024, con un sistema politico più diviso che mai e partiti già impegnati a posizionarsi in vista di una scadenza che avrà conseguenze anche europee (Le Monde).

Il nodo leadership per l’estrema destra

Il primo grande elemento di incertezza riguarda il Rassemblement National, partito dato come grande favorito al primo turno. Marine Le Pen ha confermato di voler correre nuovamente per l'Eliseo dopo che la Corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, ma ne ha ridotto l'ineleggibilità. Il problema è che la pena prevede anche un anno da scontare ai domiciliari con braccialetto elettronico, una condizione che la stessa Le Pen aveva indicato in passato come difficilmente compatibile con una campagna libera, ma per cui ha già detto di voler presentare ricorso (France 24). Se Le Pen si tirasse indietro, il candidato naturale sarebbe Jordan Bardella, 30 anni, presidente del partito e già responsabile della gestione quotidiana del RN: alcuni sondaggi indicano che il giovane eurodeputato potrebbe arrivare a raccogliere perfino più consensi di lei (Guardian).

Più a destra del Rassemblement National però, si muovono anche candidati minori o potenziali. Il polemista Eric Zemmour non ha ancora formalizzato la candidatura, ma non ne fa più mistero: la riedizione del suo libro “Le Suicide français” gli ha offerto l’occasione per tornare al centro del dibattito mediatico e per smentire l’ipotesi che sia la compagna Sarah Knafo a rappresentare Reconquête nel 2027. Dopo il 7% ottenuto nel 2022, quando arrivò quarto al primo turno, Zemmour era rimasto più defilato, anche perché Knafo - nel frattempo eletta eurodeputata - aveva conquistato visibilità con la campagna per le municipali a Parigi (Les Echos). 

Sullo stesso versante si muove Florian Philippot, presidente dei Patriotes ed ex vicepresidente del Front National, che ha già annunciato la candidatura. Philippot presenta la sua corsa come espressione del sovranismo più netto, con l’obiettivo di portare la Francia fuori dall’Unione europea e dalla Nato, ma ha già lasciato intendere che potrebbe ritirarsi se emergesse una candidatura più unificatrice (France Info).

I gollisti in cerca di riscossa

Guardando invece al centrodestra, Les Républicains hanno scelto Bruno Retailleau come candidato, dopo una consultazione interna in cui oltre il 73% degli iscritti ha preferito sostenerlo subito invece di passare da una primaria. Per la destra tradizionale francese è un passaggio delicato: il partito, erede del gollismo e casa storica del conservatorismo francese, è lontano dal potere dal 2012 - dopo l’uscita di scena di Nicolas Sarkozy - e negli ultimi anni ha perso amministratori, iscritti e centralità politica. Retailleau prova a presentarsi come il candidato dell’ordine, forte del profilo da ex ministro dell’Interno in tre successivi governi nominati da Macron, e della linea dura su immigrazione e sicurezza, ma parte da una posizione difficile: i sondaggi citati lo danno molto distante sia dal Rassemblement National sia da Édouard Philippe, che pesca nello stesso elettorato di centrodestra (Politico).

Un centro affollato

Il centro è il campo in cui l’eredità di Macron pesa di più, ma anche quello in cui la competizione interna appare più evidente. Lo stesso Philippe, ex primo ministro durante il primo mandato di Macron all’Eliseo, sindaco di Le Havre e fondatore del partito Horizons, ha cercato di trasformare mesi di preparazione in slancio politico con un recente grande comizio all’Adidas Arena di Parigi, davanti a circa 5.200 sostenitori, presentandosi come il candidato capace di riunire una destra moderata frammentata. Nel suo discorso ha attaccato sia l’estrema destra sia Jean-Luc Mélenchon, ha promesso di non aumentare le tasse su imprese e lavoratori e ha indicato tra le priorità scuola, adattamento climatico, controllo dell’immigrazione e rafforzamento dell’Europa politica (Euractiv).

Gabriel Attal, che a 34 anni era diventato il premier più giovane della Quinta Repubblica, ha scelto di entrare ufficialmente in corsa da leader di Renaissance, con una candidatura costruita attorno all’ottimismo e alla promessa che la Francia possa ancora guardare avanti. A 37 anni, Attal deve distinguersi da Philippe, Retailleau e dagli altri pretendenti, ma anche da Macron, con cui i rapporti si sono incrinati dopo lo scioglimento anticipato dell’Assemblea Nazionale nel 2024, quando era primo ministro, e durante la crisi politica dell’autunno 2025 (Politico).

Divisioni a sinistra

A sinistra, la candidatura di Jean-Luc Mélenchon ha riaperto una frattura che non si era mai davvero richiusa. Il leader de La France Insoumise ha annunciato che correrà per la quarta volta per l’Eliseo, spiegando di voler rispondere ai rischi di guerra, alla crisi climatica e alla crisi sociale ed economica. Mélenchon, arrivato terzo nel 2022 dietro Marine Le Pen e Macron, aveva promesso dopo le ultime presidenziali di lasciare spazio a una nuova generazione, ma ora rivendica l’esperienza come ragione del ritorno in campo (Guardian).

Il problema è che il resto della sinistra appare ancora più diviso: il progetto di primarie unitarie, pensata per evitare la dispersione dei voti, è sostenuto da Les Écologistes, L’Après, Debout! e Génération.s, ma incontra l’opposizione di Lfi, dei comunisti e di Place Publique, il movimento fondato dal saggista ed eurodeputato Raphaël Glucksmann, oltre alle esitazioni dei socialisti. Proprio gli iscritti del Partito socialista voteranno il 9 luglio sulla strategia in vista delle presidenziali (Libération). L’idea di primarie divide il partito, che non sembra in grado di convergere su una formula unica e sta discutendo sulla definizione di un perimetro (Le Monde). A sinistra, il punto non è solo scegliere un candidato, ma capire se esista ancora uno spazio politico comune tra voglia di radicalità e ancoraggio alla socialdemocrazia, e ciò prima che le elezioni presidenziali francesi trasformino le divisioni in un vantaggio per gli avversari.

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