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Il 7 maggio i cittadini del Regno Unito sono chiamati alle urne per un voto locale che potrebbe avere importanti conseguenze nazionali. In Inghilterra sono in palio 5.013 seggi in 136 autorità locali, comprese aree urbane, distretti rurali, quartieri londinesi e consigli di contea. Nello stesso giorno si vota anche per i parlamenti di Scozia e Galles. Quest’ultimo passa da 60 a 96 membri con un nuovo sistema più proporzionale. Formalmente sono elezioni su servizi locali, raccolta dei rifiuti, assistenza sociale, scuole e strade. Politicamente, però, il voto è diventato un test sulla tenuta del governo laburista, sulla crisi dei conservatori e sulla capacità dei partiti emergenti e soprattutto della destra populista di trasformare il malcontento in potere reale (The Independent).
Il voto è stato presentato un “referendum” sul governo laburista e sul primo ministro britannico Keir Starmer. Il partito Labour, infatti, difende la quota maggiore di seggi in Inghilterra: 2.557 su 5.013. E, secondo le analisi riportate dalla stampa britannica, rischia di perdere più di mille consiglieri, con scenari ancora peggiori se venisse replicato il calo registrato nelle elezioni locali e suppletive dell’ultimo anno. Il problema, però, non è solo legato al numero di seggi locali in gioco.
Il Labour è tornato al governo nel luglio 2024 promettendo stabilità dopo 14 anni di guida del partito Conservatore. Ma la sua leadership si è presto indebolita, tra tensioni sul welfare, retromarce politiche e controversie sulle nomine. Tra i dossier più sensibili c’è il taglio alla “winter fuel allowance”, un’indennità concessa alle persone in età pensionabile per aiutarle a sostenere i costi del riscaldamento invernale, contestato dentro e fuori il partito. E più recentemente il caso Peter Mandelson, nominato ambasciatore negli Stati Uniti nonostante i legami passati con il defunto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein (Al Jazeera).
In caso di pesante sconfitta, una parte dei Labour non fa mistero di valutare l’ipotesi di una sfida alla leadership. Tuttavia, le regole interne rendono difficile rimuovere Starmer, a meno che non sia lui a scegliere di fare un passo indietro. È innegabile, però, che la sua autorità politica uscirebbe fortemente danneggiata da un risultato elettorale molto negativo per il suo partito (Financial Times).
I conservatori di Kemi Badenoch arrivano al voto ancora segnati dai 14 anni al governo, dalla Brexit, dall’austerità, dall’eredità politica dell’ex primo ministro Boris Johnson e dal crollo di fiducia seguito alla breve vita del governo di Liz Truss. I Tories difendono 1.362 seggi in Inghilterra e sono particolarmente esposti nelle contee, dove il partito di estrema destra Reform UK può sottrarre voti decisivi (Guardian).
Anche per i conservatori il rischio politico a lungo termine è di gran lunga maggiore di quello immediato della perdita di seggi. Se Reform UK riuscisse a imporsi come principale forza di destra in molte aree, i conservatori perderebbero non solo amministratori locali, ma anche il ruolo storico di opposizione naturale al Labour. Una buona performance di Reform UK permetterebbe al leader Nigel Farage di sostenere che il suo partito ha sostituito i Tories come riferimento della destra britannica (Bbc).
Il principale beneficiario della crisi dei partiti tradizionali è senz’altro il partito euroscettico guidato da Nigel Farage. Nato dall’esperienza del Brexit Party, Reform UK combina un messaggio anti-establishment e restrizioni sull’immigrazione con tagli fiscali e promesse di rilancio locale. Questa politica del “sistema che non funziona” supera la classica divisione destra-sinistra ed è in grado di intercettare elettori delusi da laburisti e conservatori e persone che non votano da anni, soprattutto nelle aree segnate dal declino industriale e dalla sfiducia verso Westminster. Il partito è dato in testa o molto competitivo in diversi sondaggi nazionali. In Scozia potrebbe avvicinarsi al 20% dei voti, un salto da gigante rispetto allo 0,2% ottenuto nelle elezioni del 2021. In Galles potrebbe addirittura arrivare quasi al 30%, contro l’1% registrato cinque anni fa (Reuters).
Dopo il successo della campagna per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, con Reform UK Farage vuole dimostrare di non essere più soltanto una forza di protesta. Ma il voto di maggio non segna il suo debutto. Già nel 2025 il partito ha assunto il controllo di dieci enti locali, ottenendo la prima vera esperienza di potere. Il primo anno di prova al governo locale, però, non ha dato i risultati attesi. Nei consigli già amministrati da Reform sono emersi arretramenti sugli obiettivi climatici, tensioni sul fracking, piani contestati sull’assistenza sociale e aumenti delle tasse nonostante le promesse di tagli o congelamenti fiscali. Come sottolinea The Conversation, l’esperienza locale ha messo in luce la distanza tra la retorica pro-popolo e l’impopolarità di un programma economico di thatcheriana memoria, tra deregolamentazione, privatizzazione e tagli fiscali.
La frammentazione non riguarda solo la destra. Il partito dei Verdi di Zack Polanski punta a erodere il voto laburista nelle città, soprattutto a Londra dove sono in palio 50 seggi laburisti, grazie alla capacità di intercettare elettori giovani e progressisti delusi dal partito di Starmer. Il partito nazionalista Scottish National Party è proiettato a consolidare la maggioranza relativa nel parlamento scozzese a discapito dei laburisti e potrebbe rilanciare la richiesta di un secondo referendum sull’indipendenza. In Galles, il partito nazionalista Plaid Cymru potrebbe conquistare per la prima volta il Senedd, il parlamento gallese e spingere il Paese verso una politica più competitiva, fatta di governi di minoranza o coalizioni.
Il voto locale del 7 maggio potrebbe certificare lo sgretolamento del sistema bipartitico di Westminster, il duopolio tra il Partito Laburista e il Partito Conservatore che ha dominato la politica britannica per oltre un secolo. Come sottolineato da Foreign Policy, nel 1997 i due partiti raccolsero insieme il 74% dei voti; le rilevazioni attuali mostrano laburisti e conservatori intorno al 15-16%, mentre Reform UK e Verdi si muovono su numeri simili o superiori.
La politica britannica si sta spostando su un sistema in cui cinque partiti sono stabilmente in doppia cifra. E questo crea un grande problema di stabilità politica. Il sistema elettorale maggioritario attuale, infatti, è pensato per un confronto tra due grandi partiti: si può vincere con percentuali ridotte e produrre risultati molto sproporzionati. Con il voto frammentato tra cinque fazioni, questo sistema amplifica la volatilità (Bloomberg).

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