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Negli Usa la lettura per piacere sta attraversando una fase di evidente declino, un fenomeno che alcuni studi descrivono come il più marcato degli ultimi decenni. Tra il 2003 e il 2023, la quota di americani che dichiara di leggere per diletto in un giorno medio è scesa dal 28% al 16%, un crollo di circa il 40% che conferma una tendenza profonda all’abbandono lettura (Nyt). Il calo attraversa generazioni e livelli di reddito, ampliando le disuguaglianze: nel 2023 le persone con più alta istruzione erano oltre due volte più propense alla lettura rispetto a quelle con istruzione più bassa, mentre solo il 2% dichiarava di leggere con i bambini, un dato che rischia di influire negativamente sulle abitudini future.
La situazione nel Regno Unito segue un andamento simile. Secondo un’indagine nazionale, la metà degli adulti britannici non legge più regolarmente e il 15% afferma di non averlo mai fatto. Le cause ricorrenti sono note: mancanza di tempo, difficoltà di concentrazione, distrazione degli smartphone e dei contenuti digitali. I lettori “intermittenti” o “ex lettori” descrivono un progressivo slittamento delle abitudini verso forme di intrattenimento più brevi, immediate e frammentate, sintomo di un’attenzione sempre più dispersa e di un rapporto indebolito con la pagina scritta (The Independent).
Se Stati Uniti e Regno Unito mostrano difficoltà crescenti, l’Italia sconta una condizione strutturalmente ancora più fragile. Secondo le più recenti rilevazioni Eurostat, il Paese si colloca al terzultimo posto in Europa per numero di lettori: solo il 35,4% degli italiani ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro una media europea del 52,8%. Situazioni peggiori si registrano soltanto in Romania e Cipro. Il quadro diventa ancor più evidente osservando i Paesi virtuosi: Lussemburgo supera il 75% di lettori, Danimarca il 72%, Estonia il 70% (Il Sole 24 Ore).
Anche in Italia, però, emergono alcune costanti: leggono di più le donne e i giovani, soprattutto nella fascia 11-24 anni, mentre la preferenza netta rimane per il formato cartaceo. È un mercato concentrato e diseguale, segnato da una platea di lettori assidui molto ridotta e da una maggioranza di non lettori che non accenna a rinnovarsi. In questo scenario, il problema non riguarda solo l’abbandono della lettura, ma la difficoltà di stimolare un accesso più ampio e regolare alla lettura stessa.
Il calo della lettura non riguarda solo il tempo libero: ha ricadute significative sulla formazione culturale, sulla capacità critica e persino sulla coesione sociale. Come evidenzia l’Economist, il declino non riguarda esclusivamente la quantità di lettura, ma anche la sua profondità: le frasi nei bestseller contemporanei si sono accorciate di un terzo rispetto agli anni ’30, segno di un adattamento generale a un’attenzione più breve e frammentata. È un processo che incide sulla qualità della comprensione e sulla capacità di sviluppare pensiero complesso.
Storicamente, la lettura è stata un motore di mobilità sociale: dalle biblioteche improvvisate dei pastori scozzesi fino all’autodidattismo della classe operaia britannica dell’Ottocento. La tendenza all’abbandono lettura non è dunque un fatto neutro: secondo alcuni studiosi, minore sofisticazione letteraria può tradursi in minore sofisticazione politica, con un impatto anche sul dibattito pubblico e sulla capacità di orientarsi in società complesse. Inoltre, un’attenzione sempre più ridotta rende arduo affrontare testi lunghi e articolati, che richiedono concentrazione e continuità. In un mondo dominato da feed e notifiche, il libro appare come uno degli ultimi baluardi di lentezza e approfondimento.
Se il calo della lettura ha conseguenze negative, numerose ricerche mostrano che la sua riscoperta può avere effetti profondamente positivi. La lettura permette di rallentare, di guardarsi dentro, di allenare l’immaginazione e la capacità di riconoscere le proprie emozioni. La biblioterapia, sempre più diffusa negli Stati Uniti, rappresenta un esempio concreto: leggere aiuta a elaborare vissuti difficili, a ridurre lo stress e a migliorare la salute mentale, specie quando diventa occasione di introspezione e confronto (Cnn).
Gli effetti positivi si estendono anche alla sfera cognitiva e relazionale. La lettura stimola aree del cervello legate alla memoria, all’empatia e alla comprensione del mondo, contribuendo a mantenere attiva la mente soprattutto nella terza età. Studi citati mostrano come le persone che leggono regolarmente presentino un rischio inferiore di declino cognitivo e una maggiore resilienza neurologica. Inoltre, leggere in gruppo, per esempio in un book club, moltiplica i benefici, perché permette di condividere interpretazioni, dare voce alle emozioni e sviluppare connessioni sociali significative (San Francisco Chronicle).
A livello internazionale si sta affermando un fenomeno inatteso: i retreat di lettura, esperienze immersive che trasformano il libro nel centro di un viaggio. Sta emergendo così una vera e propria nuova tendenza: resort, aziende e comunità organizzano soggiorni dedicati alla lettura, spesso in luoghi immersi nella natura, con programmi che combinano benessere, relax e libertà di leggere senza interruzioni (Vogue).
Molti retreat nascono come iniziative femminili e per donne: spazi sicuri e accoglienti dove partecipanti, spesso professioniste oberate, madri o caregiver, possono ritagliarsi tempo per sé (Elle). I club come Ladies Who Lit o le community legate a retreat di nicchia dimostrano che la lettura può diventare uno strumento di autocura: un rituale più che un hobby. La maggior parte delle partecipanti è composta da lettrici, attratte dall’idea di combinare introspezione, viaggio e comunità (Nyt).
L’esplosione dei retreat di lettura non è soltanto un fenomeno culturale: sta diventando anche un settore economico rilevante. Il mercato della “literary tourism” è in forte espansione, alimentato da viaggiatori che scelgono destinazioni e strutture in base alla loro capacità di favorire esperienze legate ai libri. Molte realtà registrano una crescita a doppia cifra e nuovi operatori stanno entrando nel settore, attratti dalla domanda crescente di viaggi esperienziali, lenti e personalizzati (Bbc).
Per l’industria dell’ospitalità, si tratta di un’opportunità strategica: i retreat richiedono strutture accoglienti, servizi curati e attività parallele (yoga, workshop creativi, percorsi nel territorio). Per l’editoria, rappresentano un canale di promozione alternativo, che avvicina nuovi lettori e rinnova il legame con quelli che hanno vissuto un periodo di abbandono della lettura. In un’epoca in cui il tempo è frammentato e l’attenzione un bene scarso, i retreat intercettano un bisogno crescente di tornare alla lettura come pratica rigenerante.

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