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Big Tech alla guerra: il Pentagono accelera sull’AI militare

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di: redazione
19/5/2026
Big Tech alla guerra: il Pentagono accelera sull’AI militareBig Tech alla guerra: il Pentagono accelera sull’AI militare

La prima grande battaglia pubblica sull’intelligenza artificiale militare negli Stati Uniti si disputa su un contratto. Anthropic, la società che sviluppa Claude, ha fatto causa al Pentagono dopo essere stata esclusa dalla catena di fornitura della difesa per aver rifiutato di concedere l’uso dei suoi modelli senza garanzie sufficienti contro la sorveglianza domestica di massa e le armi pienamente autonome. Un caso che dimostra quanto l’AI non sia più solo uno strumento civile adattabile alla guerra, ma una componente stabile dell’apparato militare americano.

Il caso Anthropic: quando l’AI militare finisce in tribunale

Lo scontro è esploso quando il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiesto ad Anthropic di accettare che i suoi strumenti fossero utilizzati per “qualsiasi uso legale”. Il ceo Dario Amodei ha risposto che l’azienda avrebbe preferito rinunciare ai contratti con il Pentagono piuttosto che consentire impieghi capaci di “indebolire, invece che difendere, i valori democratici”: in particolare, sorveglianza domestica di massa e armi pienamente autonome (Bbc). Pochi giorni dopo, il Dipartimento della Difesa ha designato Anthropic come “supply chain risk”, cioè un fornitore considerato non abbastanza sicuro per il governo, e l’azienda ha fatto causa al Pentagono, sostenendo che la decisione violi anche il Primo emendamento nella parte in cui tutela il diritto dei cittadini di esprimere le proprie opinioni senza censura governativa (Axios).

Il caso non nasce però da un rifiuto generico di Anthropic di collaborare con l’esercito. Claude era già usato dal governo statunitense e da agenzie militari. Come ha ricostruito il New York Times, Anthropic era stata la prima società di AI avanzata a portare i propri modelli in sistemi classificati, anche grazie all’integrazione con Palantir. Il Pentagono usava inoltre la tecnologia di Anthropic per analizzare immagini e dati di intelligence in un programma pilota da 200 milioni di dollari, al quale partecipavano anche Google, OpenAI e xAI.

La disputa riguarda quindi i limiti. Secondo il Pentagono, un fornitore privato non può decidere quali usi militari siano accettabili se la legge li consente. Secondo Anthropic, invece, la formula “qualsiasi uso legale” è troppo ampia, perché la legge non è necessariamente aggiornata alla capacità dell’AI di combinare dati, automatizzare analisi e rendere praticabili forme di controllo prima impossibili su larga scala.

Silicon Valley e Pentagono: come sono cambiati i rapporti sull’AI

Il caso Anthropic mostra quanto sia cambiato il rapporto tra Silicon Valley e apparato militare. Nel 2018 migliaia di dipendenti Google si opposero a Project Maven, il programma del Pentagono per usare l’AI nell’analisi delle immagini raccolte dai droni, e l’azienda rinunciò a rinnovare il contratto. Meno di dieci anni dopo, il quadro è quasi rovesciato: secondo il Guardian, la vicenda è il segno di una Silicon Valley oggi molto più disposta a entrare nei sistemi militari e di intelligence.

Non è un caso che il Pentagono abbia recentemente annunciato accordi con otto grandi aziende tecnologiche - SpaceX, OpenAI, Google, Microsoft, Nvidia, Amazon Web Services, Oracle e Reflection - per portare strumenti di AI nelle reti classificate e trasformare le forze armate in una “AI-first fighting force” (Cnn). Le resistenze interne non sono scomparse: alcuni dipendenti OpenAI hanno criticato la rapidità con cui la società ha firmato il contratto dopo la rottura con Anthropic (Cnn), mentre più di 600 dipendenti Google avevano chiesto al Ceo Sundar Pichai di respingere un possibile accordo per l’uso di Gemini in operazioni militari classificate, rimanendo però inascoltati (Euronews).

La differenza rispetto al 2018 è che oggi queste proteste avvengono dentro un contesto industriale e politico molto meno ostile alla collaborazione con la difesa.

Palantir e Maven: l’AI entra nella kill chain

Il simbolo di questo passaggio è Palantir. Dopo l’uscita di Google da Project Maven, la società ha preso in mano il progetto e lo ha trasformato in una piattaforma per integrare dati, immagini satellitari, segnali e sensori nel processo di individuazione e selezione dei bersagli. France 24 collega questa evoluzione alla visione del ceo Alex Karp: una Silicon Valley che non si limita a vendere software allo Stato, ma partecipa alla costruzione della superiorità militare americana e propone una visione gerarchica delle culture, difficilmente separabile da un immaginario razzista.

È quello che sarebbe accaduto dopo il bombardamento statunitense di una scuola a Minab, in Iran, all’inizio del conflitto ancora in corso: l’attenzione si è concentrata sul possibile ruolo di Claude, ma, secondo il Guardian, bisognerebbe puntare il dito contro Maven, il sistema sviluppato da Palantir per accorciare la “kill chain”, cioè la sequenza che porta dal rilevamento di un possibile bersaglio alla decisione di colpirlo.

L’AI militare, quindi, non coincide solo con il robot che decide da solo chi uccidere. Più spesso è un’infrastruttura che rende più rapida l’analisi, più automatico il collegamento tra dati e obiettivi, più breve il tempo tra identificazione e attacco. Il rischio non è soltanto che una macchina “sbagli”, ma che errori umani, dati obsoleti o valutazioni fragili entrino in un sistema troppo veloce per essere corretti in tempo.

Anduril, SpaceX e Palantir: i nuovi contractor della difesa

Accanto a Palantir si muove una nuova generazione di aziende della difesa. The Economist le ha definite “neo-primes”: società come Palantir, SpaceX e Anduril, più vicine alla cultura delle startup che ai contractor tradizionali e sempre più centrali per il Pentagono. Palantir fornisce sistemi software e di comando; SpaceX reti satellitari e comunicazioni; Anduril droni, sistemi autonomi e tecnologie anti-drone. Anduril è il caso più visibile della corsa all’autonomia. Fondata da Palmer Luckey, produce droni e sistemi Ai-backed pensati per operare con livelli crescenti di indipendenza. 

Secondo il New York Times siamo nel pieno di una competizione globale in cui Stati Uniti, Cina, Russia, Israele, India e diversi Paesi europei stanno investendo in droni autonomi, sistemi di targeting accelerato e piattaforme capaci di coordinare attacchi a velocità che gli esseri umani faticano a sostenere.

Perché il Pentagono è diventato un cliente decisivo per Big Tech

Il caso Anthropic arriva quindi quando la militarizzazione dell’AI è già avanzata. Le aziende non stanno più discutendo se entrare nel settore della difesa, ma quale posizione occupare nella nuova filiera. Alcune, come Palantir e Anduril, rivendicano il ruolo di partner strategici del Pentagono. Altre, come OpenAI, Google o Anthropic, cercano di conciliare collaborazione con lo Stato, limiti etici e reputazione.

Quanto sta accadendo, dimostra che i principi delle aziende tecnologiche tendono a piegarsi quando gli incentivi finanziari diventano miliardari: Anthropic rischia di perdere centinaia di milioni di dollari (Fortune). Il caso Claude riguarda quindi anche l’economia dell’AI. Le Big Tech stanno spendendo capitali enormi per sviluppare modelli, data center e capacità di calcolo; in questo contesto, il Pentagono è un cliente strategico, capace di offrire contratti pubblici stabili e accesso a una filiera in rapida espansione. In assenza di norme chiare, il rischio è che i confini siano fissati nei contratti tra governo e aziende, più che da un controllo democratico. 

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